Il pomodoro più amato è il pelato

Il pomodoro più amato è il pelato

Anicav fa il bilancio dell’export 2016: Germania, Regno Unito e Francia primi Paesi di destinazione Ue

Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

20

Marzo
2017

L’industria del pomodoro e dei suoi derivati anche per il 2016 si conferma un punto di forza dell’agroalimentare italiano, con un fatturato export di circa 1,6 miliardi di euro, il 60% della produzione.

Il mercato interno assorbe poco più di 2 milioni di tonnellate, pari al 40% della produzione.

Primi Paesi dell’Unione Europea sono Germania con circa 400 mila tonnellate e una quota del 20% di esportazioni di derivati del pomodoro, per un valore di oltre 285 miliardi di euro, Regno Unito (15%), Francia (7,3%), seguiti dagli extracomunitari USA con un 6% e Giappone.

Tra i derivati, la passata, anche per il 2016, continua a crescere in volume (+5,5%) pur mantenendo stabile il valore.

Il presidente di Anicav Antonio Ferraioli ha dichiarato: “I mercati esteri rappresentano un’importante area di crescita per il nostro comparto, a testimonianza del fatto che, anche in periodi di crisi, i consumatori scelgono la qualità. In un settore export oriented come il nostro, le esportazioni riescono ancora a bilanciare la stagnazione dei consumi interni”.

Il prodotto più amato all’estero continua ad essere il pelato intero e non intero, con quasi 1,3 milioni di tonnellate (+5,3%) anche se registra una riduzione in valore del 2,4% rispetto ai 12 mesi precedenti. 

Sul fronte dei nuovi mercati, nel 2016 si registrano ottimi risultati per l’export di pomodori pelati soprattutto verso l’Asia (+5,85%).

Un discorso a parte merita l’Australia, paese verso il quale le nostre esportazioni hanno fatto registrare un calo del 5% in volume e di oltre il 9% in valore a causa delle politiche protezionistiche messe in campo dal Governo australiano.

“È determinante per le nostre imprese presidiare e cercare di ampliare la presenza nei mercati esteri - afferma Giovanni De Angelis, direttore di Anicav - puntando su una forte azione di comunicazione e valorizzazione delle produzioni di qualità, senza tralasciare la necessità di contrastare, sui mercati internazionali, il fenomeno dell’Italian sounding che danneggia i nostri prodotti e ci sottrae risorse economiche.”


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