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Il "made in Italy rubato" vale più di 100 miliardi?

A tanto ammonterebbe il giro d'affari stimato per il falso agroalimentare italiano che negli ultimi 10 anni è cresciuto del 70%. Lo rende noto Coldiretti in uno studio presentato a Cibus

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08

Maggio
2018

Sale a oltre 100 miliardi il valore del falso made in Italy agroalimentare nel mondo con un aumento record del 70% nel corso dell'ultimo decennio, per effetto della pirateria internazionale che utilizza impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che si richiamano all'Italia per alimenti che non derivano dal sistema produttivo nazionale. Lo afferma lo studio presentato da Coldiretti all'inaugurazione di Cibus dove è stata aperta una esposizione sul Made in Italy rubato, nello stand di Filiera Italia.
A far esplodere il falso è stata paradossalmente la fame di Italia all'estero con la "proliferazione di imitazioni low cost - osserva Coldiretti - ma anche le guerre commerciali scaturite dalle tensioni politiche come l'embargo russo con un vero boom nella produzione locale del cibo italiano taroccato".

"A preoccupare - continua Coldiretti - è anche la nuova stagione degli accordi commerciali bilaterali inaugurata con il Canada (CETA) che legittima in un trattato internazionale la pirateria alimentare a danno dei prodotti made in Italy più prestigiosi, accordando esplicitamente il via libera alle imitazioni che sfruttano i nomi delle tipicità nazionali, dall'Asiago alla Fontina dal Gorgonzola ai Prosciutti di Parma e San Daniele, ma è anche liberamente prodotto e commercializzato dal Canada il Parmigiano Reggiano con la traduzione di Parmesan". Una strada che è stata poi il riferimento degli accordi conclusi successivamente con Giappone, Singapore e Messico che "hanno tutelato una percentuale residuale dei prodotti tipici nazionali, mentre pesanti - sottolinea Coldiretti - possono essere gli effetti del negoziato in corso con i Paesi del Sud America (Mercosur) dove la produzione locale del falso è tra i piu' fiorenti del mondo".

Il presidente di Coldiretti, Roberto Moncalvo, ha sottolineato che all'estero sono falsi più di due prodotti alimentari di tipo italiano su tre e "le esportazioni di prodotti agroalimentari tricolori potrebbero più che triplicare se venisse uno stop alla contraffazione alimentare internazionale, con l'Italia che ha raggiunto nel 2017 il record dell'export agroalimentare con un valore di 41,03 miliardi". 

Il cosiddetto Italian sounding colpisce in misura diversa tutti i prodotti, dai salumi alle conserve, dal vino ai formaggi ma anche extravergine, sughi o pasta e riguarda tutti i continenti. "In realtà - precisa Coldiretti - a taroccare il cibo italiano non sono i Paesi poveri, ma soprattutto quelli emergenti o i più ricchi a partire proprio dagli Stati Uniti e dall’Australia".
In testa alla classifica dei prodotti più taroccati secondo Coldiretti ci sono i formaggi partire dal Parmigiano Reggiano e dal Grana Padano con la produzione delle copie che ha superato quella degli originali, dal parmesao brasiliano al reggianito argentino fino al parmesan diffuso in tuti i continenti. Ma ci sono anche le imitazioni di Provolone, Gorgonzola, Pecorino Romano, Asiago o Fontina.
Tra i salumi sono copiati i più prestigiosi, dal Parma al San Daniele, la mortadella Bologna o il salame cacciatore, come anche gli oli extravergine di oliva o il pomodoro San Marzano che viene prodotto in California e venduto negli Stati Uniti.

"Dal Bordolino argentino nella versione bianco e rosso con tanto di bandiera tricolore, al Kressecco tedesco, dal Barbera bianco prodotto in Romania al Chianti fatto in California, dal Marsala sudamericano e quello statunitense sono solo alcuni esempi - conclude Coldiretti - delle contraffazioni e imitazioni dei nostri vini e liquori più prestigiosi".


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