Il falso bio siciliano

Il falso bio siciliano

Nelle provincie di Ragusa e Siracusa, la Guardia di Finanza ha portato alla luce una maxi truffa di 9 produttori ortofrutticoli denunciati per i reati di associazione per delinquere finalizzata alla frode nell’esercizio del commercio, e alla truffa aggravata ai danni dello Stato e dell’UE

Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

03

Novembre
2017

Frutta e verdura spacciate per bio e vendute in Italia e all’estero come tali quando invece sarebbero state coltivate con pesticidi tradizionali. È quanto emerge dall'indagine condotta dalla polizia tributaria e giudiziaria, denominata “simBIOsi” e che ha portato i finanzieri del Comando Provinciale di Ragusa ad eseguire 15 provvedimenti di perquisizione e sequestro emessi dalla Procura della Repubblica nei confronti di 9 titolari di aziende agricole certificate bio, indagati per frode in commercio e truffa aggravata ai danni dello Stato e dell’Unione Europea, che si trovano nelle provincie di Acate, Ispica, Modica, Pozzallo, Scicli e Vittoria. Gli indagati avrebbero anche percepito indebitamente finanziamenti e incentivi all’agricoltura per circa un milione di euro.

I finanzieri hanno effettuato per mesi indagini tecniche, pedinamenti, appostamenti e analisi di movimentazioni bancarie, attraverso le quali sono state passate a setaccio le aziende certificate “bio”, ovvero specializzate nella coltivazione e produzione di prodotti agricoli immuni dall’uso di agenti chimici, nei comuni di Modica, Scicli, Ragusa, Ispica, Pozzallo, Vittoria, Acate, Siracusa e Bologna. Le indagini sono state avviate all’inizio del 2017. La guardia di finanza ha scoperto un articolato sistema di frode finalizzato alla commercializzazione sia in Italia sia in Francia, Germania e Inghilterra; in particolare sono stati messi in commercio prodotti ortofrutticoli derivanti da agricoltura convenzionale, ma che invece venivano etichettati come provenienti da agricoltura Biologica e Biodinamica.

In molti casi, per soddisfare la crescente domanda dei mercati esteri, in eccesso rispetto alle disponibilità di raccolto, sarebbero stati incamerati nei magazzini aziendali destinati al prodotto biologico anche partite di merce convenzionale, provenienti direttamente da terreni non certificati bio di produttori agricoli della zona. Gli imprenditori hanno così alterato i risultati delle analisi chimiche su campioni di prodotti, che venivano poi confezionati ed etichettati come biologici, per essere destinati alla grande distribuzione a un prezzo notevolmente superiore rispetto a quello di acquisto e di produzione. In alcuni casi frutta e verdura sarebbero state vendute come materia prima “biologica” all’industria di imbottigliamento locale.

I finanzieri hanno anche sequestrato oltre 10mila chili tra prodotti chimici, fertilizzanti, concimi, sementi alterate e pesticidi rigorosamente vietati in agricoltura biologica, rinvenuti nei magazzini aziendali e nei terreni dichiarati ufficialmente nel Programma annuale di produzione delle aziende agricole certificate.
Per questo tipo di coltivazioni sarebbero stati illecitamente percepiti contributi e finanziamenti pubblici della PAC, quale aiuti alla produzione. In alcuni casi, i finanzieri sono riusciti anche a risalire alle ditte fornitrici degli agenti chimici vietati, scoprendo, tra l’altro, un sistema di evasione fiscale di oltre 200mila euro.

È stata sequestrata anche tutta la documentazione contabile relativa ai rapporti commerciali intrattenuti dalle aziende indagate con clienti e fornitori nazionali ed esteri, nonché quella extracontabile. L’esame della documentazione sequestrata ha consentito di quantificare in oltre 8 milioni di euro l’ammontare delle movimentazioni di falsi prodotti bio effettuate dalle aziende controllate.

Gli investigatori delle fiamme gialle, nel corso delle perquisizioni, sono stati affiancati dall'ICQRF. Le aziende indagate sono state segnalate ai competenti organismi di certificazione.

Si conferma clamorosamente la falla nel sistema bio e nella filiera di certificazione: il Decreto del MiPAAF per controlli più stringenti e soprattutto per superare il conflitto di interesse fra controllati e controllori non era così peregrino.


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