Il biologico europeo è bio?

Il biologico europeo è bio?

Il Parlamento europeo ha approvato il 20 aprile, con 466 voti a favore e 124 contrari, le nuove regole sull’agricoltura biologica. Abbassate le soglie di contaminazione: "Che differenza c’è con l’agricoltura convenzionale?" si è domandato Paolo De Castro

Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

24

Aprile
2018

Le norme contenute nella legge Produzione biologica ed etichettatura dei prodotti biologici, approvata lo scorso 20 aprile, prevedono controlli e limiti meno rigidi rispetto a quelli già previsti dall’agricoltura biologica del nostro Paese.
La prossima Commissione europea avrà la possibilità di proporre standard di produzione più elevati prima dell’entrata in applicazione del nuovo regolamento UE nel 2021.

Cosa cambia
  • I produttori con aziende di piccole dimensioni potranno aggregarsi e ottenere una certificazione bio di gruppo, riducendo i costi.
  • Sono previsti controlli annuali antifrode per tutti gli operatori della filiera del bio (non solo agricoltori), con le ispezioni che diventano a cadenza biennale per chi risulta in regola per tre anni di fila.
  • Possono ancora essere usate sementi convenzionali, ma sarà creato un database europeo per facilitare l’incontro tra domanda e offerta di quelli bio.
  • Sarà ancora possibile per le aziende agricole produrre sia in convenzionale sia in biologico.
  • Sulle importazioni viene sancito il principio che prodotti bio provenienti da Paesi terzi debbano rispettare gli standard europei e non solo, come oggi, essere ad essi equivalenti. Esistono però numerose deroghe a questo principio; ad esempio sono fuori dall’obbligo gli accordi commerciali bilaterali.
  • I prodotti che accidentalmente vengono contaminati da pesticidi non autorizzati nel settore biologico potranno continuare ad avere la certificazione.
Le reazioni

Le delegazioni italiane, che hanno espresso la loro contrarietà attraverso il voto negativo, chiedevano norme più restrittive di quelle già adottate, in particolare sulla soglia di contaminazione accidentale per i residui di fitofarmaci o di contaminazione da OGM e sulle deroghe concesse all’importazione di prodotti bio da Paesi terzi.

“L’esito dei negoziati per dare nuove regole alla produzione biologica in Europa rappresenta un'occasione persa. Per noi, tuttavia, la sfida di replicare o avvicinare il più possibile il sistema europeo al modello biologico di alta qualità e sostenibilità italiano resta aperta”. Questo è il commento di Paolo De Castro, vicepresidente della Commissione agricoltura del Parlamento europeo ed ex ministro dell’agricoltura italiano, a conclusione del voto favorevole dell’assemblea europea sulle nuove regole per produrre biologico in Europa.

“Il punto cruciale negativo - tiene a precisare De Castro - è aver abbassato le soglie per i residui di fitofarmaci assottigliando il confine fra agricoltura biologica e agricoltura tradizionale".

I parlamentari italiani avevano chiesto di seguire la legislazione più stringente al fine di garantire una concorrenza leale per i produttori e gli operatori del settore, di prevenire le frodi e migliorare la fiducia dei consumatori.
Se per De castro l’accordo finale rappresenta un compromesso al ribasso, per Coldiretti il nuovo regolamento reca un grave danno di immagine per il settore del bio “consentendo agli Stati di mantenere in vigore soglie meno restrittive per i residui di fitofarmaci e di OGM”.

“Le nuove regole europee sull’agricoltura biologica non sono assolutamente in linea con i livelli e gli standard di qualità che sono applicati da anni in Italia, esprimiamo quindi tutta la nostra contrarietà come agricoltori italiani”. Così si è espressa la CIA, a conclusione del voto dell’Europarlamento.
“Si tratta, di fatto, di norme che non apportano alcun miglioramento per i consumatori nel momento in cui non intervengono sulle regole che riguardano la contaminazione dei prodotti, eliminando dai negoziati la questione delle soglie. In questo modo - ha concluso la CIA in una nota - si penalizza il nostro Paese, che è tra i più virtuosi nel rispetto del metodo di produzione biologica e del sistema dei controlli, ponendoci in una condizione di svantaggio competitivo in Europa”.
Il settore agricolo reputa che le regole siano troppo larghe per un mercato che vale ormai, solo per il nostro Paese, circa 2,5 miliardi di euro e conta poco più di 72mila operatori (370mila in Europa). Un settore che può ancora crescere molto, ma il cui orizzonte dipende dalle regole che l'Europarlamento ha da poco approvato definitivamente. 

Le deroghe

Tuttavia, non mancano deroghe ed eccezioni. Il rispetto di standard equivalente a quelli europei continuerà a valere anche per gli accordi commerciali bilaterali. I prodotti che accidentalmente vengono contaminati da pesticidi non autorizzati nel settore biologico potranno continuare ad avere la certificazione. I Paesi che, come l’Italia, applicano soglie massime per le sostanze non autorizzate nei cibi biologici, come i pesticidi, potranno continuare a farlo, ma non potranno impedire la commercializzazione nel proprio mercato di prodotti che non rispettano la legislazione del Paese di destinazione.
Viene concessa anche la possibilità di continuare a produrre biologicamente in serre e fuori suolo. Per questo, secondo le associazioni italiane di settore è necessario ora accelerare sul marchio del bio nazionale per consentire scelte di acquisto più consapevoli, con sei italiani su dieci (60%) che nel 2017 hanno acquistato almeno una volta prodotti biologici.  
M.P.


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