I prodotti alimentari italiani ancora nel mirino dei dazi americani

I prodotti alimentari italiani ancora nel mirino dei dazi americani

Diminuiscono del 2% le esportazioni di olio di oliva e si temono aumenti di prezzo fino al + 100% per il Parmigiano Reggiano

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Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

04

Luglio
2019

Dai dati riportati dal U.S. Department of Commerce Bureau of Census, forniti dall’Agenzia Ice, nel primo quadrimestre del 2019 le esportazioni di olio di oliva italiano verso gli USA sono calate del 2% in volume e del 10,6% in valore rispetto al primo quadrimestre dell'anno precedente. Il 2018 ha registrato un'importante diminuzione delle esportazioni verso gli Stati Uniti (-6,3%) del secondo prodotto agroalimentare italiano più venduto in USA, dopo il vino e prima della pasta. Il Paese consuma circa 320mila tonnellate di olio di oliva all'anno, a fronte di una produzione interna di 10mila tonnellate, soprattutto in California, e ne è il secondo importatore al mondo, dopo l'Italia.  

"I nuovi dazi minacciati da Trump nei confronti dell’Ue rappresenterebbero un duro colpo per il settore olivicolo e spianerebbero ulteriormente la strada al diffondersi dell’italian sounding e ai Paesi che esportano prodotti meno controllati e di qualità inferiore. L’effetto Trump mette a rischio un mercato fondamentale che rappresenta il 30% dell’export dell’olio italiano, sia in volume sia in valore, nonostante il recente sorpasso della Spagna che nei primi 4 mesi del 2019 ha fatto registrare un aumento delle esportazioni negli Usa del 49,2%, a dimostrazione che gli investimenti governativi danno risultati concreti", spiega David Granieri, presidente Unaprol, Consorzio olivicolo italiano. 

Problemi simili si profilano per altri prodotti alimentari made in Italy esportati oltreoceano. La proposta fatta da United States Trade Representative (Ustr) di nuovi dazi per 4 miliardi di euro sui prodotti europei, a seguito degli incentivi erogati dall'UE all'aviazione civile, include nuove categorie di alimentari tra cui pasta, caffè e formaggi. 

Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano commenta: "Se, da una parte, questi provvedimenti rallenterebbero la corsa della Dop negli Stati Uniti, dall'altra rappresenterebbero una sconfitta per il consumatore americano che sarebbe colpito da un significativo aumento dei prezzi che potrebbe arrivare al +100% del valore originale, come si apprende da una nota rilasciata dalla stessa Ustr. Al danno per il consumatore si aggiungerebbe quello per gli operatori commerciali americani. Le 10mila tonnellate di Parmigiano Reggiano esportate negli Usa valgono alla produzione circa 130 milioni di euro, cui si aggiunge un valore di altri 600 milioni di euro per i costi di mediazione e distribuzione applicati dagli operatori Usa". 


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