Gorgonzola e Taleggio non sono più i benvenuti in Cina

Gorgonzola e Taleggio non sono più i benvenuti in Cina

Le autorità doganali del Paese asiatico hanno stabilito un inasprimento dei controlli dei formaggi erborinati o muffettati e a crosta fiorita di provenienza comunitaria

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05

Settembre
2017

Assolatte è preoccupata per l'inatteso "stop sul mercato cinese per Gorgonzola e Taleggio, due grandi formaggi DOP, espressione del più apprezzato made in Italy".

L'associazione italiana lattiero-casearia spiega, infatti, che Gorgonzola e Taleggio rientrano tra i prodotti caseari finiti nel mirino delle autorità doganali cinesi, "che hanno improvvisamente deciso di irrigidire i controlli sull'importazione dei formaggi a crosta fiorita, erborinati o muffettati prodotti nell'Unione europea".

"Da qualche giorno registriamo un pericoloso e inatteso inasprimento nell'applicazione delle norme sull'import dall'Unione europea dei formaggi prodotti con alcuni fermenti, lieviti e muffe non espressamente previsti dalle restrittive norme cinesi (come il geotrichum candidum e il penicilium roqueforti), ma finora sempre accettati in base a una sorta di gentlemen agreement."

 

Giuseppe Ambrosi, presidente di Assolatte, spiega che "Il rischio concreto è che molti famosi formaggi europei, come Gorgonzola e Taleggio, Roquefort e Camembert, restino fermi in dogana a tutto vantaggio di quelli prodotti in altri Paesi, come Stati Uniti e Australia".
Assolatte rileva di aver "prontamente allertato i ministeri della Salute, dello Sviluppo Economico e delle Politiche Agricole, con cui sta lavorando per stabilire un nuovo standard che regolarizzi i formaggi italiani, dando loro di nuovo il via libera sul mercato cinese. In parallelo si sono allertati anche l'ambasciata italiana in Cina, la Commissione Ue, gli altri Stati membri dell'Ue e la Camera di Commercio europea".

"La manovra a sorpresa delle autorità di Pechino - conclude Assolatte - mette a rischio un mercato molto promettente per i formaggi italiani. Il nostro export in Cina è, infatti, in costante crescita: solo tra 2015 e 2016 le vendite di formaggi italiani in Cina sono aumentate del 42%, arrivando a 2650 tonnellate, e nel primo quadrimestre del 2017 hanno registrato un ulteriore balzo in avanti del 34%".
Inoltre questa nuova barriera non tariffaria applicata dal governo cinese, sottolinea Assolatte, è in contrasto con l'annunciata conclusione dell'accordo UE-Cina sulle indicazioni geografiche, che mira a tutelare una serie di specialità europee, tra cui alcuni dei formaggi la cui importazione in Cina viene ora, di fatto, impedita.


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