Glifosato: 14 donne incinte su 14 positive all’erbicida

Glifosato: 14 donne incinte su 14 positive all’erbicida

Lo stabilisce uno studio condotto dalla rivista Il Salvagente a Roma, quindi lontano dai campi coltivati. Il microbiologo: "interferisce con la normale funzione ormonale del nostro sistema endocrino". L'oncologa: "induce necrosi e favorisce la morte cellulare programmata"

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30

Maggio
2017

L'iniziativa della rivista Il Salvagente ha coinvolto quattordici donne in stato di gravidanza che hanno deciso volontariamente di verificare se e quanto fossero esposte all’erbicida glifosato. Gli esami, fatti in collaborazione con l’associazione A Sud, hanno riguardato quattordici campioni di urine di persone residenti a Roma, quindi non a contatto diretto con i campi agricoli dove l’erbicida è usato regolarmente.

Le tracce di glifosato riscontrate nelle analisi vanno da 0,43 nanogrammi per millilitro di urina fino a 3,48 nanogrammi. L'aspetto frustrante è che questi valori non possono essere interpretati univocamente perché la legge ancora non prevede quantità massime consentite dato che i più recenti studi sulla sostanza sono divisi circa il suo grado di pericolosità.
Le fonti di contaminazione sarebbero pane, pasta, farina e altri prodotti a base di farina, e non solo, perché oltre l’85% dei mangimi utilizzati in allevamenti sono costituiti da mais, soia, colza OGM, resi resistenti al glifosato.

"Negli ultimi anni la letteratura scientifica internazionale ha evidenziato maggiori livelli di glifosato nelle urine di soggetti che vivono in campagna, con percentuale di positività e concentrazione più elevata negli Stati Uniti rispetto all'Europa - spiega Antonello Paparella, microbiologo e docente all'Università di Teramo - alcuni studi pubblicati di recente hanno ipotizzato una correlazione tra glifosato e parto prematuro, lanciando ipotesi su possibili conseguenze per lo sviluppo del bambino che a tutt'oggi non hanno trovato conferma in letteratura. Altre ricerche hanno invece assegnato al glifosato una responsabilità nell'aumento di incidenza di numerose malattie croniche e ne hanno sottolineato il ruolo come interferente endocrino, ovvero la sua capacità di interferire con la normale funzione ormonale del nostro sistema endocrino."

L’Agenzia per la ricerca sul cancro - IARC, da parte sua, aveva preso in esame cinque sostanze chimiche usate in agricoltura, tra cui l’erbicida glifosato, riscontrando una correlazione epidemiologica tra l’esposizione a quest’ultimo e il linfoma di non-Hodgkin con “prove convincenti che possa causare il cancro negli animali da laboratorio”. Conclusione diversa da quella dell’EFSA secondo cui è sì “improbabile che il glifosato costituisca un pericolo di cancerogenicità per l’uomo" ma al contempo "propone nuovi livelli di sicurezza che renderanno più severo il controllo dei residui negli alimenti”. Il rapporto dell’EFSA, però, è stato accusato di essere basato su un precedente studio tedesco finanziato dalle aziende produttrici di diserbanti. “Se non si cambia rotta nessuno può sentirsi al sicuro. Né può pensare che lo siano i propri figli, neppure se non hanno ancora visto la luce”, ha spiegato Riccardo Quintili, direttore del mensile Il Salvagente, presentando in conferenza stampa il numero della rivista dedicato al pesticida. “Tra le tante cose da cambiare c’è anche l’atteggiamento di chi dovrebbe istituzionalmente difendere i consumatori e invece spesso si macchia di conflitti d’interesse che ne ottenebrano il giudizio”, riferendosi così alla non trasparenza del rapporto dell’EFSA sostenuta anche dal settimanale tedesco Die Zeit.

In Europa lo studio più recente sul glifosato è stato condotto proprio in Germania nel 2013 dall'Università di Brema, dove stati presi in esame i campioni di urina di 188 volontari in 18 Paesi ma fra questi non c'era l'Italia: è stata riscontrata la presenza di glifosato nel 43% dei casi.

È comunque evidente, come vuole il principio di precauzione, che il glifosato non dovrebbe mai essere presente nel nostro organismo, tanto meno in quello dei nascituri, allmeno fino a che non venga accertato che sia innocuo per la salute degli esseri umani e dell’ambiente. Ma sulla pericolosità del pesticida non ha dubbi l’oncologa Patrizia Gentilini che fa parte del comitato scientifico dell’ISDE (International society of doctors for the environment), la società internazionale dei medici per l’ambiente: “Ci sono numerosi dati sperimentali condotti su cellule placentari ed embrionali umane che dimostrano come il glifosato induca necrosi e favorisca la morte cellulare programmata. Quindi si tratta di una sostanza genotossica oltre che cancerogena, come ha stabilito la IARC, non dimenticando che l’erbicida agisce anche come interferente endocrino”.

 Segnaliamo l'Iniziativa dei cittadini europei (ICE) che chiede alla Commissione europea di proporre un atto legislativo per mettere al bando l’erbicida glifosato dai terreni europei. L'esito positivo dipende dalle firme di un milione di cittadini (su 510 milioni totali) residenti in almeno 7 dei 28 Paesi che fanno parte dell’Unione europea entro la fine di giugno.
790mila sono le firme attuali e la soglia è stata raggiunta in sette Paesi ma non Italia dove siamo fermi a 41mila firme: ne servono almeno 54mila.


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