Giornata Mondiale del Suolo: noi, campioni di consumo

Giornata Mondiale del Suolo: noi, campioni di consumo

In Italia il consumo dei terreni ha ritmi vertiginosi: circa 3 metri quadrati al secondo, poco meno di 30 ettari al giorno. In 25 anni è scomparso 1/4 delle campagne. La legge per la difesa delle aree agricole, già approvata dalla Camera nel maggio 2016, è ferma da più di 500 giorni in Senato

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05

Dicembre
2017

Il 5 dicembre 2017 è la Giornata Mondiale del Suolo, lanciata ogni anno dal Global Soil Partnership, un'alleanza internazionale fra Stati, istituzioni e ONG promossa dalla FAO, l'Agenzia agroalimentare dell'ONU. Scopo della Giornata è richiamare l'attenzione sull'importanza di un suolo sano e promuovere la gestione sostenibile delle risorse del terreno. In Italia, secondo dati Ispra, il consumo di suolo procede a un ritmo di 3 metri quadrati al secondo.

Il tema di quest'anno è "La cura del pianeta parte dalla terra". "Nonostante il ruolo essenziale che il suolo gioca sui mezzi di sussistenza umani - si legge sul sito della FAO - c'è un aumento su scala mondiale del degrado delle risorse del suolo, a causa di pratiche di gestione inappropriate, con la pressione demografica che causa una pressione insostenibile e una governance inadeguata su questa risorsa essenziale".

A livello europeo la rete People 4 Soil, task force, formata da ACLI, Coldiretti, FAI, INU, Legambiente, LIPU, Slow Food e WWF e altre 500 associazioni, ha raccolto oltre 212.000 firme per una petizione alla Commissione europea che chiede di istituire e di sviluppare un quadro giuridico vincolante per la tutela del suolo, fissando principi e regole da rispettare da parte di ciascuno Stato membro con riferimento all’obiettivo delle Nazioni Unite di fermare il degrado di suolo a livello globale entro il 2030. In Italia sono state raccolte 82.226 firme.

Le ONG ambientaliste chiedono al parlamento italiano di varare entro la legislatura la legge per il contenimento del consumo di suolo e la difesa delle aree agricole, già approvata dalla Camera nel maggio 2016 e ferma da più di 500 giorni in Senato. Al 2016 secondo l'Ispra risultano cementificati oltre 23 mila km2 (pari a Campania, Molise e Liguria messe insieme), il 7,6% del territorio nazionale.

Anche Coldiretti è intervenuta nel dibattito facendo notare che l’ultima generazione è responsabile della perdita in Italia di oltre ¼ della terra coltivata (-28%) per colpa della cementificazione e dell’abbandono provocati da un modello di sviluppo che ha ridotto la superficie agricola utilizzabile in Italia negli ultimi 25 anni ad appena 12,8 milioni di ettari. La disponibilità di terra coltivata significa produzione agricola di qualità, sicurezza alimentare e ambientale per i cittadini contro il degrado e il rischio idrogeologico. Su un territorio meno ricco e più fragile per il consumo di suolo si abbattono i cambiamenti climatici con le precipitazioni sempre più intense e frequenti con vere e proprie bombe d’acqua che il terreno non riesce ad assorbire. Il risultato - sostiene la Coldiretti - è che sono saliti a 7.145 i comuni italiani, ovvero l’88,3% del totale, che sono a rischio frane e alluvioni. Per proteggere la terra e i cittadini che vi vivono, l’Italia deve difendere il proprio patrimonio agricolo e la propria disponibilità di terra fertile con un adeguato riconoscimento sociale, culturale ed economico del ruolo dell’attività agricola. Occorre - conclude Coldiretti - accelerare sull’approvazione della legge sul consumo di suolo, ormai da alcuni anni ferma in Parlamento, che potrebbe dotare l’Italia di uno strumento all’avanguardia per la protezione del suo territorio.


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