Genetica per migliorare le piante. Come utilizzarla?

Genetica per migliorare le piante. Come utilizzarla?

CIA-Agricoltori Italiani e Fondazione Eyu hanno dibattuto il tema del "genome editing" invocato per affrontare i cambiamenti climatici e non solo. Si possono ottenere colture migliori, senza intaccare la qualità delle specie locali e la preziosa biodiversità italiana?

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09

Novembre
2017

Non chiamateli OGM. È quanto sostiene la CIA-Agricoltori Italiani a proposito delle tecniche di modificazione genetica applicate alla piante per migliorarne le caratteristiche. L'assunto della Confederazione è che l'agricoltura italiana ha bisogno di innovazione genetica per motivi commerciali, ambientali e tecnici, e a tale esigenza risponderebbe alla perfezione la tecnologia del genome editing, metodo che permette di selezionare caratteristiche migliorative delle piante senza introdurre tratti estranei, come avviene per gli OGM. Questo è stato il tema affrontato nel convegno organizzato alla Camera da CIA-Agricoltori Italiani e Fondazione Eyu nella Sala Aldo Moro di Palazzo Montecitorio, dove sono intervenuti, tra gli altri, il presidente della Commissione Agricoltura della Camera Luca Sani, il viceministro delle Politiche agricole Andrea Olivero, il presidente della CIA Dino Scanavino e diversi ricercatori.

Ma cos'è il genome editing, ovvero "modifiche del genoma"? Si tratta di una tecnica di biologia molecolare che permette di modificare in modo permanente il DNA di una cellula creando sostituzioni, inserzioni o delezioni. Nello specifico si produce un danno al DNA - un taglio - e i meccanismi cellulari che lo riparano commettono dei piccoli errori e introducono mutazioni. Il compito di danneggiare il DNA non è affidato ad agenti chimici o fisici, ma a specifiche proteine che leggono tutto il genoma e tagliano nel punto desiderato, attraverso un meccanismo di riconoscimento della sequenza di DNA. L’approccio utilizzato è quello di inserire all’interno della pianta da modificare un transgene che codifichi per l’RNA guida e la proteina, lasciando che sia la pianta stessa a sintetizzare le forbici molecolari. Avvenuto il taglio e la riparazione, la mutazione si fissa stabilmente nel genoma della pianta e il transgene può essere eliminato nelle generazioni successive. A questo punto neppure un genetista sarebbe in grado di dire se la mutazione è stata ottenuta con il genome editing o se è stata prodotta da fenomeni naturali.

Secondo CIA, la sfida eco sostenibile in agricoltura impone di produrre di più e meglio, consumando meno suolo, acqua, fertilizzanti e prodotti chimici per la difesa delle piante. Le tecnologie di genome editing, secondo la tesi dei relatori, sembrano cucite proprio sull'agricoltura italiana: la selezione delle piante, infatti, non intaccherebbe né la qualità né la tipicità nè la varietà delle produzioni locali perché non tocca null'altro del genoma della pianta. L'introduzione di tecniche di miglioramento genetico potrà rivelarsi utile a sviluppare piante più resistenti alle malattie e ai cambiamenti climatici. ''Il genome editing - sottolineano CIA e Fondazione Eyu - può permetterci di mantenere le nostre varietà tradizionali e la nostra competitività sui mercati, aumentando al contempo sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Tanto più che è una tecnologia semplice e di facile utilizzo che non richiede grandi investimenti, ideale per essere sfruttata dalla ricerca pubblica e dalle piccole imprese''.
A parere dei relatori sarebbe fondamentale garantire l'accessibilità alle nuove tecnologie in Europa e in Italia, a patto che l'UE modifichi l'attuale normativa, distinguendo queste metodologie dagli OGM.


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