Fenomeno Spumante

Fenomeno Spumante

Le bollicine italiane aumentano vertiginosamente le vendite all'estero (+14%) e in Italia (+8%). Grande soddisfazione per il +27% messo a segno in Francia

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Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

29

Gennaio
2019

La bevanda che fa registrare il maggior aumento degli acquisti in Italia è lo spumante (+8%) che mette a segno anche un clamoroso primato delle vendite all'estero con un balzo del 14% per un valore superiore a 1,5 miliardi durante il 2018. Questi dati emergono da un'analisi di Coldiretti sul prodotto agroalimentare italiano che ha realizzato le migliori performance nell'anno appena trascorso.

Poco meno di 700 milioni di bottiglie di spumanti italiani sono state stappate nel 2018, fra mercato interno e estero. Si tratta, rileva Coldiretti, "degli effetti della destagionalizzazione dei consumi che ha fatto diventare lo spumante un prodotto da uso quotidiano, non più ristretto alle ricorrenze".

All'estero finiscono oltre 500 milioni di bottiglie, pari al 70% della produzione nazionale. Fuori dai confini nazionali i consumatori che danno più soddisfazioni sono gli inglesi (+9%), mentre gli Stati Uniti restano al secondo posto nonostante il balzo del 14%, e in posizione più defilata sul podio si trova la Germania, con una crescita del 7%. Lo spumante italiano, aggiunge Coldiretti, "piace molto anche in Russia, visto l'incremento del 22% nonostante le tensioni e i problemi causati dal perdurare dell'embargo su una serie di prodotti agroalimentari italiani".

Nella classifica delle bollicine italiane preferite nel mondo ci sono, tra gli altri, il Prosecco, l'Asti e il Franciacorta che ormai sfidano alla pari lo Champagne francese, tanto che proprio sul mercato transalpino si registra l'incremento maggiore delle vendite con un eccezionale +27%.

Sul futuro pesa però l'incognita della Brexit. Secondo Coldiretti, con quasi 1 bottiglia esportata su 2 consumate dagli inglesi, è il Prosecco il prodotto simbolo del made in Italy in Gran Bretagna che rischia di essere più duramente colpito dalle barriere tariffare e dalle difficoltà di sdoganamento che potrebbero nascere da una uscita dall'Unione Europea senza accordo.


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