Export: l'ortofrutta è il primo comparto

Export: l'ortofrutta è il primo comparto

Fresca e trasformata rappresentano il giro d'affari più importante delle esportazioni agroalimentari. Il settore è in grado di riorganizzarsi e puntare su nuovi mercati

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Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

22

Giugno
2017

“L’ortofrutta fresca italiana mostra performance positive, con un valore alla produzione di 12,3 miliardi di euro, pari al 25% della produzione agricola, una dinamica positiva dell’export che prosegue anche nel 2017, con un + 6% su base annua nel primo trimestre, e un saldo del commercio estero che, nel 2016, segna un +40% rispetto all'anno precedente, grazie soprattutto alla riduzione della spesa per le importazioni. Considerando cumulativamente l’export di ortofrutta fresca e trasformata, il settore risulta essere il primo dell’export agroalimentare per un valore di 8,3 miliardi di euro - ha dichiarato il Direttore Generale di Ismea, Raffaele Borriello, intervenendo ai lavori dell’evento Think Fresh 2017 di Firenze.

I numeri del settore mettono in evidenza anche i prodotti più vocati all’export: kiwi (Italia 2° esportatore mondiale dietro alla Nuova Zelanda); nocciole (2° esportatore mondiale dietro la Turchia), mele (3° esportatore mondiale, dietro Cina e Usa); uve da tavola (3° esportatore mondiale, dietro USA e Cile) e pere (5° esportatore mondiale). I mercati europei consolidano le loro posizioni ma contemporaneamente crescono le spedizioni verso quelli extra-UE. Nel caso del kiwi, che nel 2016 ha registrato un +30% delle esportazioni, spiccano tra le destinazioni oltremare USA, Brasile, Canada e Cina.

Il settore vanta punte di eccellenza in termini organizzativi che hanno permesso di rispondere in modo efficace e tempestivo ai cambiamenti imposti dal mercato; emblematico il caso dell’export delle mele italiane, che per superare l’embargo russo avviato nell’agosto 2014 - quando la Russia era arrivata a rappresentare la terza destinazione dell’export di mele italiane, con circa 45,5 mila tonnellate di mele e un corrispettivo monetario di 31,7 milioni di euro - ha individuato sbocchi alternativi e incrementato le spedizioni dirette verso nuovi mercati come Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, India e Brasile.


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