Esportazioni, 42 miliardi da primato

Esportazioni, 42 miliardi da primato

Il tanto atteso record è arrivato. Vino, salumi, formaggi e pasta segnano le crescite maggiori

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Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

07

Gennaio
2019

Le prime stime le fa, da tradizione, Coldiretti sulla base dei dati ISTAT: il cibo e il vino italiano sono arrivati in abbondanza sulle tavole internazionali con il record storico per le esportazioni agroalimentari che nel 2018 hanno raggiunto il valore di 42 miliardi di euro grazie all’aumento del 3%.
Quasi i due terzi delle esportazioni agroalimentari interessano i Paesi dell’Unione europea dove il principale partner è la Germania, mentre fuori dai confini comunitari sono gli Stati Uniti il mercato di riferimento.

A spingere la crescita - sottolinea Coldiretti - è il vino, il prodotto italiano più esportato (+3%), con gli spumanti (+13%) che la fanno da padrone raggiungendo un valore delle vendite all’estero superiore a 1,5 miliardi di euro. A seguire l’ortofrutta fresca che in valore fa segnare una frenata del 4%, mentre buone performance vedono protagonisti i salumi, i formaggi con un incremento del 3% in valore e la pasta che aumenta del 2%.

Coldiretti fa notare che i cambiamenti in atto nella politica internazionale potrebbero tradursi in misure neoprotezionistiche per importanti mercati di sbocco: "sul rapporto con la Gran Bretagna c’è l’incognita della Brexit, ma a rischio sono anche le altalenanti relazioni commerciali con gli Stati Uniti di Donald Trump; il settore continua a subire gli effetti negativi dell’embargo in Russia con il divieto all’ingresso di frutta e verdura, formaggi, carne e salumi, pesce".

Per migliorare il peso delle esportazioni, suggerisce il presidente di Coldiretti Ettore Prandini, occorre "superare l’attuale frammentazione e dispersione delle risorse per la promozione puntando a un’agenzia unica che accompagni le imprese in giro nel mondo sul modello della Sopexa e investire sulle ambasciate, introducendo nella valutazione principi legati al numero dei contratti commerciali".


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