Durum Days

Durum Days

Il CREA ha presentato a Foggia, durante l'evento internazionale che riunisce gli attori della filiera del grano duro, un focus sulle metodiche innovative capaci di far coesistere la qualità con la sostenibilità nutrizionale e ambientale

Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

17

Maggio
2018

Durante I Durum Days. Mercato, prezzi e previsioni del grano duro (Foggia, 16 e 17 maggio) si è svolto un convegno di alto contenuto scientifico sul cambiamento climatico che, per diversi motivi, è in corso e sembra inarrestabile: l'assunto di partenza del workshop è che la ricerca deve accelerare per dare risposte e soprattutto soluzioni a una società e a un sistema agroalimentare che possono crescere soltanto all’interno di un percorso di sostenibilità.

Essendo il grano duro una delle bandiere dell’agroalimentare italiano e della dieta Mediterranea, a Foggia, cuore della produzione nazionale, il CREA, in collaborazione con Confcooperative e il partner tecnico Areté, ha organizzato questo focus di approfondimento sulle ricerche e soluzioni utili a coniugare qualità e sostenibilità nutrizionale e ambientale della produzione.

Il 17 maggio presso la Camera di Commercio si sono riuniti ricercatori di tutta Europa per affrontare questo tema e illustrare le novità delle ricerche in atto. Hanno partecipato i partner del progetto europeo SolACE, Solutions for improving Agroecosystem and Crop Efficiency for water and nutrient use, che proprio a Foggia ha concluso il suo primo meeting annuale, i ricercatori del CREA di Foggia, ed esponenti dell’Università e di spin-off Italiani.

Ha aperto le presentazioni uno studio di Jacques Le Gouis dell’INRA di Clermont Ferrand, sui geni che regolano in una rete di interazioni l’accumulo di proteine dopo la fioritura del grano.

Marcella Giuliani e Zina Flagella dell’Università di Foggia hanno illustrato le differenze a livello del complesso sistema di proteine, legate alla qualità, tra varietà antiche e moderne di grano duro, spiegando lo stretto legame tra esse e l’ambiente di coltivazione.

Agata Gadaleta dell’Università di Bari ha dimostrato come pochi geni chiave siano degli interruttori “master” dell’assorbimento dell’azoto dal terreno da parte del grano duro e come il possesso dell’una o dell’altra variante di tali “interruttori” sia fondamentale per questa funzione vitale della pianta. La conoscenza approfondita di questi meccanismi, anche grazie al recente sequenziamento del genoma del grano duro da parte di un consorzio internazionale, coordinato dal CREA, aiuterà a migliorare il rendimento delle piante e l’efficienza del grano.

Christophe Salon dell’INRA, ha spiegato come oggi sia già possibile selezionare e migliorare geneticamente le piante attraverso caratteri fino ad oggi “invisibili”, quali quelli dell’apparato radicale, consentendo loro di esplorare meglio il terreno e non perdere l’azoto prezioso che deve fornire qualità delle proteine.

Marcus Weinmann dell’Università di Hohenheim ha presentato i risultati sui Bioeffettori, microrganismi benefici e composti naturali, che possono aiutare la pianta a produrre più del 25% a parità di input fertilizzante e soprattutto in condizioni di stress.

Baptiste Soenen di Arvalis in Francia ha illustrato il sistema CHN, sviluppato per gestire la concimazione azotata e come viene integrato in sistemi di agricoltura “intelligente” e di precisione per sfruttare dati in tempo reale sullo stato nutrizionale della pianta.

Sulla stessa lunghezza d’onda Pierluigi Meriggi di Horta, Piacenza, che ha parlato della continua evoluzione e perfezionamento dei sistemi di supporto alle decisioni (DSS) per la concimazione sostenibile nella durogranicoltura.


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