Divieto OGM: in Italia è illegittimo

Divieto OGM: in Italia è illegittimo

Lo afferma una sentenza della Corte UE secondo la quale si può impedire la coltivazione degli organismi geneticamente modificati soltanto se sono accertati i rischi per la salute

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14

Settembre
2017

Secondo il diritto dell'Unione europea, qualora non sia accertato che un prodotto geneticamente modificato possa comportare un grave rischio per la salute umana, degli animali o per l'ambiente, né la Commissione né gli Stati membri hanno la facoltà di adottare misure di emergenza quali il divieto della coltivazione, come fatto dall'Italia nel 2013. Lo indica la Corte di giustizia europea in una sentenza emessa il 13 settembre 2017.

La vicenda è legata al caso di Giorgio Fidenato, agricoltore penalmente perseguito nel nostro Paese perché nel 2014 aveva messo a coltura la varietà di mais geneticamente modificato (MON 810), in violazione della normativa nazionale che ne vieta la coltivazione. La Corte Europea di Giustizia ha così chiuso la controversia interpretativa dell’articolo 34 del Regolamento europeo n. 1829/2003 sugli alimenti e i mangimi geneticamente modificati, nonché degli articoli 53 e 54 del regolamento n. 178/2002, che stabilisce i principi e i requisiti generali per la sicurezza alimentare.
La Corte ha ricordato che in quell’occasione l’Italia aveva chiesto alla Commissione di adottare misure di emergenza alla luce di alcuni nuovi studi scientifici realizzati da due istituti di ricerca italiani. “Sulla base di un parere scientifico emesso dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), la Commissione ha concluso che non vi erano nuove prove scientifiche a supporto delle misure di emergenza richieste che fossero capaci di invalidare le proprie precedenti conclusioni sulla sicurezza del mais MON 810. Nonostante ciò, nel 2013 il governo italiano ha adottato un decreto che vietava la coltivazione del MON 810 nel territorio italiano”.
“Il principio di precauzione, inoltre - sottolinea la Corte - che presuppone un’incertezza sul piano scientifico in merito all’esistenza di un certo rischio, non è sufficiente per adottare tali misure”.


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