Disturbi alimentari, 3 milioni di italiani ne soffrono

Disturbi alimentari, 3 milioni di italiani ne soffrono

Ogni anno muoiono 3mila persone. Il 15 marzo si è celebrata la giornata del Fiocchetto Lilla per diffondere la consapevolezza che da queste patologie si può guarire. Ma le strutture specializzate sono poche e l'età di esordio si abbassa sempre di più

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12

Marzo
2018

In Italia nel 2016 hanno fatto 3.240 vittime e riguardano tre milioni e mezzo di persone. Nonostante questo, ancora si fa fatica a riconoscerli, con una grande confusione tra sintomi e manifestazioni: i disturbi alimentari sono un problema molto grave che riguarda sempre nuovi soggetti, ricordano gli esperti in occasione della Giornata del Fiocchetto Lilla che si è celebrata il 15 marzo.

"Purtroppo il numero dei pazienti non accenna a diminuire", osserva Laura Dalla Ragione, responsabile del numero verde (800 180969) della Presidenza del Consiglio dei ministri.

"Secondo l'Osservatorio del Ministero della Salute sono più di 3 milioni le persone ammalate. Si è abbassata moltissimo l'età di esordio, si ammalano bambini di 8-10 anni, con conseguenze più gravi. Si sono diffusi anche i disturbi selettivi nell'infanzia".

ARFID - Avoidant restrictive food intake disorder, ovvero “disturbo evitante restrittivo nell’assunzione del cibo” è una patologia nuova (il suo nome è stato coniato nel 2013 dalla quinta edizione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) e ancora poco conosciuta, nella quale chi è colpito mangia una gamma molto ristretta di cibi: solo alimenti passati o frullati, solo cibi di un determinato colore o non accetta cibi di un determinato colore. Bisogna, però, fare attenzione a non confondere l’ARFID con la bulimia o con l’anoressia nervosa: questi soggetti non sono interessati al peso corporeo o alla forma fisica, il dimagrimento è una conseguenza del loro comportamento a tavola. Il disturbo può manifestarsi a tutte le età, ma è più frequente nell’infanzia e nell’adolescenza, e riguarda per il 60% i maschi e per il 40% le femmine.

La giornata è stata istituita sette anni fa da Stefano Tavilla, presidente dell'associazione Mi nutro di vita e padre di Giulia, una ragazza morta per problemi legati alla bulimia mentre era in lista di attesa per entrare in un centro specializzato.
"In molte regioni italiane non ci sono strutture - sottolinea Dalla Ragione - e questo determina una migrazione, con gravi ritardi nelle cure e nella diagnosi".
Il ministero della Salute ha messo a punto una mappa delle strutture e delle associazioni su www.disturbialimentarionline.it


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