Dazi aggiuntivi USA: Italia salva

Dazi aggiuntivi USA: Italia salva

Gli Stati Uniti alzano solo i balzelli sull'importazione di aerei. Confermate le tariffe doganali su formaggi e alcolici, ma senza il temuto aggravio

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Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

17

Febbraio
2020

L'Italia esce indenne dalla revisione della lista dei prodotti soggetti a dazi che gli USA avevano emanato lo scorso ottobre a seguito della sentenza del WTO sul caso Airbus. Dal confronto tra i codici doganali riportati dall'ufficio del rappresentante USA per il commercio (United States Trade Representative), nelle due liste di ottobre e odierna non risultano infatti colpiti prodotti italiani.

Gli Stati Uniti hanno deciso di non alzare i dazi al 25% imposti lo scorso ottobre a vari prodotti europei (compresi Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Gorgonzola e altri prodotti lattiero caseari, così come salami, mortadelle, crostacei, molluschi agrumi, succhi e liquori) e hanno fatto solo lievi modifiche alla lista, rimuovendo ad esempio il succo di prugna ma aggiungendo i coltelli da cucina importati da Francia e Germania. L'ufficio per il commercio USA si riserva comunque di cambiare le merci colpite dalla tariffe.
Washington ha deciso soltanto di inasprire i dazi, dal 10 al 15%, sui velivoli Airbus importati dall'Europa a partire dal 18 marzo.

A ottobre 2019 Washington aveva imposto tariffe del 10% agli aerei di Airbus e del 25% su vari prodotti europei, in gran parte del settore agroalimentare; l'amministrazione Trump si dichiara comunque disponibile a raggiungere un accordo negoziato sulla disputa relativa ai sussidi ai colossi dell'industria aerea. In aprile è attesa un'analoga e speculare sentenza del WTO sui sussidi pubblici USA all'americana Boeing.

Commenti: le istituzioni. Chi si loda...

"Il lavoro fatto in questi mesi ha dato i suoi frutti. L'agroalimentare italiano non compare nella lista dell'United States Trade Representative appena pubblicata dei prodotti soggetti a dazi. Nell'incontro avuto con il Segretario all'Agricoltura USA Perdue il 30 gennaio scorso - afferma in una nota, la ministra delle politiche agricole, alimentari e forestali, Teresa Bellanova - lo avevo ribadito a chiare lettere: tenere l'agroalimentare italiano fuori dalla vicenda Airbus. E avevo registrato condivisione e disponibilità. Oggi raccogliamo i risultati dell'impegno messo in campo e di un grande lavoro di squadra. In Italia e in Europa".

"Sono salvi i vini, l'olio d'oliva e gli altri prodotti italiani che rischiavano dazi fino al 100% - ha scritto in una nota il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio -. La nostra azione diplomatica e la nostra amicizia con gli Stati Uniti hanno scongiurato il peggio per le nostre aziende. Così difendiamo il made in Italy, così difendiamo i prodotti della nostra terra".

Aziende e associazioni: grande sollievo

"Il Consorzio del Parmigiano Reggiano accoglie con entusiasmo la notizia che gli USA hanno deciso di non alzare i dazi al 25% imposti lo scorso ottobre a vari prodotti europei. Abbiamo lavorato nella direzione giusta, facendo squadra con le altre Indicazioni Geografiche, credendo fermamente che la Commissione Europea fosse l'unico tavolo al quale portare avanti la negoziazione, evitando di disperdere energie portando avanti diversi interessi da parte delle singole classi di rappresentanza". Lo ha affermato Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano che sottolinea la necessità di mantenere "nervi saldi e credere di più nell'Europa come istituzione: è questo l'approccio giusto per combattere una battaglia che è solo all'inizio e che vedrà il Parmigiano Reggiano in prima linea, considerando che il mercato americano rappresenta per noi il secondo mercato estero, con ben 10 mila tonnellate di prodotto esportato ogni anno ed enormi capacità di crescita".

"Possiamo tirare un sospiro di sollievo dopo mesi di apprensione. Siamo grati al governo americano e alle nostre istituzioni per il gioco di squadra che ha permesso di escludere l'Italia dai Paesi colpiti dai dazi - ha dichiarato Giovanni Busi, presidente Consorzio Vino Chianti -. Il mercato americano resta per noi punto di riferimento e asset fondamentale per il nostro export. Un Paese che negli ultimi decenni ha incrementato l'interesse e l'apprezzamento verso i nostri prodotti".

Pur esprimendo grossa soddisfazione per i mancati dazi aggiuntivi,  il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, ricorda che "restano tutte le difficoltà determinate dai dazi USA, pari al 25% del valore, applicati sulle nostre esportazioni di formaggi, salumi, agrumi e liquori. Come sosteniamo da tempo, occorre avviare un negoziato diretto con gli USA per raggiungere un nuovo accordo commerciale, che metta fine alle tensioni in atto".

"Uno dei timori più grandi - ha commentato Giorgio Mercuri, presidente di Alleanza cooperative Agroalimentare - riguardava l'ipotesi che anche i vini italiani venissero colpiti dai dazi. Abbiamo scongiurato questo rischio che avrebbe creato non poche ripercussioni sulle nostre imprese vitivinicole. Un grande merito va dato al lavoro diplomatico portato avanti dal nostro governo, che si è mosso compatto per evitare inasprimenti ai dazi, così come alle iniziative portate avanti dall'Europa e in particolare dal commissario al Commercio Phil Hogan".

"Quello americano è un mercato necessario, strategico e non sostituibile per il nostro export - ha puntualizzato Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia -  che pur gravato da dazi al 25% sulle principali eccellenze come salami e formaggi a pasta dura, vale comunque, stando agli ultimi dati ISTAT appena diffusi, 4,5 miliardi di euro e si posiziona al primo posto nei mercati extraeuropei e comunque al secondo posto in assoluto, con un tasso di crescita a due cifre, che ha visto aumentare nel 2019 le nostre esportazioni verso quel Paese, del + 11,1% rispetto al 2018". Un dato eccellente, secondo Filiera Italia, "che sempre stando ai dati Istat rispecchia l'ottima perfomance dell'export di settore in generale, +8,0% dicembre 2019 sullo stesso mese del 2018, con un consuntivo sui 12 mesi a +6,6%, superando il +6,0% che era stato previsto, per un totale di 35,4 miliardi, rispetto ai 35,2 previsti".

"Dopo i liquori italiani, colpiti dai dazi dal 18 ottobre 2019, anche i vini esportati negli Stati Uniti potevano rischiare pesanti rincari. Le trattative serrate tra il presidente della Commissione EU Ursula von der Leyen e l'amministrazione Trump hanno per il momento scongiurato il pericolo - ha commentato Micaela Pallini, Presidente del Gruppo Spiriti di Federvini -. Dall'entrata in vigore dei dazi, il fatturato nel mercato USA è diminuito in media del 35%. Stiamo assistendo a un progressivo calo della marginalità delle vendite poiché le aziende si sono dovute far carico di riassorbire parte dei dazi senza incidere sul mercato, a discapito soprattutto delle imprese medio-piccole che costituiscono buona parte del tessuto produttivo".

Piero Mastroberardino, Presidente del Gruppo Vini di Federvini ha dichiarato: "Il mercato americano rappresenta il primo sbocco per il nostro vino. Secondo gli ultimi dati, l'export complessivo in valore, nel 2019, ha raggiunto 1 miliardo 750 milioni di euro e una crescita su base annua del 4,2% Ma questo trend potenzialmente rischia di rallentare. La spada di Damocle dei dazi rimane sui nostri prodotti: tra 6 mesi, con il nuovo round del carosello, le nostre aziende, saranno di nuovo in ansia, perché non hanno modo di prevedere con esattezza come programmare investimenti e pianificare l'attività".


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