Cresce ancora la spesa alimentare delle famiglie

Cresce ancora la spesa alimentare delle famiglie

Ismea-Nielsen registrano un aumento nel primo semestre del 2020 del 9,2%, record degli ultimi 10 anni. Carni, formaggi, ortofrutta e oli i best seller

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Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

15

Settembre
2020

Dopo la fine del lockdown non si è arrestata la crescita degli acquisti alimentari domestici: secondo il panel Ismea-Nielsen, all'andamento stagnante del 2019 (+0,4%), ha fatto seguito il primo semestre 2020 con in dote l'incremento in valore degli acquisti di cibi e bevande del 9,2% su base annua. Si tratta della variazione più alta degli ultimi 10 anni.
Questa performance è conseguenza della chiusura dell'Horeca nei mesi clou dell'emergenza sanitaria, e di una ripartenza ancora stentata del canale extra domestico fino al mese di giugno.

Al più 18% degli acquisti registrato a marzo, si sono succedute crescite a doppia cifra anche nei mesi di aprile e maggio - rispettivamente  +11% e +14% - in parte penalizzate da una Pasqua e un ponte del primo maggio senza possibilità di convivialità; nel mese di giugno, con il graduale ritorno alla normalità, il trend positivo si è leggermente affievolito attestandosi comunque a +7% e facendo sì che il secondo trimestre si chiudesse con un incremento di spesa medio dell'11%, dopo il +7% del primo trimestre. 

Comparti, prodotti, canali

I vari comparti hanno avuto una crescita della spesa di diversa intensità: in particolare carni, formaggi, ortofrutta e oli hanno avuto incrementi superiori alla media (rispettivamente +10,5%, +12,5% , +12%, +13,5% ), mentre segni più sotto la media sono stati registrati dalle acque e bevande analcoliche (+3,5%) e dai  prodotti ittici (+4,4%).
A livello di singole referenze, si segnala un'ottima performance della birra (+16,2% in valore), delle uova (+22%), delle patate (+20,2%) e degli agrumi (+20%), a fronte di una frenata degli ortaggi di IV gamma, che registrano un decremento della spesa del 6%, e una situazione ancora negativa per il latte fresco (-1,3%), nonostante la chiusura dei bar nel periodo più buio della pandemia.

In relazione alla scelta dei canali distributivi, il canale prevalente resta quello dei supermercati con uno share del 43% e un trend positivo dell'11,6%; di pari entità la crescita della spesa nei discount (+11,7%) con uno share del 15%.
Il quadro si è mostrato in questo arco temporale molto mutevole: nel mese di marzo dopo un iniziale orientamento quasi esclusivo verso la GDO si è registrato infatti un passaggio ai negozi di vicinato (anche frutterie e macellerie).
Il trend del canale di vendita "negozi tradizionali" pur rappresentando solo l'8% dello share, ha registrato un incremento importante (+30,7%) ascrivibile anche alla sospensione temporanea delle attività del commercio ambulante (mercati rionali -15,6% nel semestre).
Particolarmente penalizzati, soprattutto nella fase iniziale, sono risultati gli ipermercati, spesso localizzati all'interno dei centri commerciali dove la chiusura di tutti gli altri negozi ha disincentivato ulteriormente i consumatori (-1,3% le vendite complessive a fine semestre).   


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