Covid-19: impatto sul settore alimentare

Covid-19: impatto sul settore alimentare

È consultabile lo studio di CREA e RICA che simula gli effetti del lockdown sulla filiera agroalimentare: nel medio periodo non è previsto un calo significativo della produzione; domanda interna stabile

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Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

19

Maggio
2020

È online il rapporto Valutazione dell’impatto sul settore agroalimentare delle misure di contenimento COVID-19, realizzato nell’ambito della Rete Rurale Nazionale in collaborazione con RICA Rete di Informazione Contabile Agricola, e CREA­ Politiche e Bioeconomia, a cura di Federica De Maria, Roberto Solazzo e Annalisa Zezza.

Le simulazioni, riportate in questo studio, ed effettuate dal CREA, riguardano nello specifico il settore agroalimentare e si riferiscono a un orizzonte temporale di medio periodo. I modelli impiegati per la simulazione sono AGMEMOD e CAPRI, due modelli econometrici ben consolidati nell'analisi dei trend del settore agroalimentare.

Con riferimento invece all’economia italiana nel suo insieme, l’ISTAT ha stimato un calo del PIL nel primo trimestre 2020 del 4,7% rispetto al trimestre precedente e del 4,8% in termini tendenziali.
Lo studio effettuato dalla SVIMEZ prevede quest’anno una caduta del PIL dell’8,4%, con un impatto differenziato tra aree geografiche.
Il CERVED ha stimato un calo del fatturato delle imprese nel 2020 compreso tra il 7% e il 18%, con un parziale recupero nel 2021.

Il settore agricolo, tra quelli analizzati, è l’unico a mostrare un segno positivo del fatturato nell’anno in corso.

Per quanto riguarda l’impatto sul settore agroalimentare, l’ISMEA ha svolto un’indagine su un panel di aziende agricole e dell’industria alimentare i cui risultati suggeriscono che a risentire di più dell’emergenza sono le aziende dell’industria alimentare, in cui le difficoltà logistiche, la carenza di personale e l’impossibilità di rispettare le prescrizioni in materia di tutela della salute rendono
difficile il normale svolgimento delle attività.

Tornando alle simulazioni effettuate grazie ai modelli AGMEMOD e CAPRI,
sono stati ipotizzati scenari alternativi di riduzione del PIL compresi in una forbice che va da -1,5 a -5 punti percentuali, sulla base delle indicazioni inizialmente fornite dai diversi studi internazionali. Di fatto tale riduzione risulta oggi sottostimata, per cui gli effetti potrebbero essere amplificati in una misura incerta in quanto dipendenti dalla durata del lockdown.
All’interno dei modelli, il calo della domanda dell’Horeca (Hotellerie-Restaurant-café) è catturato dalla contrazione del PIL. Laddove, come prevedibile, il calo del valore aggiunto nel settore della ristorazione fosse maggiore rispetto alla variazione del PIL, considerato il peso del settore sugli acquisti totali di prodotti agroalimentari, i riflessi in termini di domanda e di reddito sul settore agroalimentare sarebbero amplificati.

I risultati dei modelli e il raffronto con le evidenze degli altri studi, mostrano come il settore agroalimentare non sia tra i più colpiti dal calo del PIL, sebbene per alcuni comparti (in particolare, zootecnici) vi siano criticità anche rilevanti.
I modelli concordano nel valutare che non vi dovrebbe essere una riduzione significativa della produzione e che quindi non ci siano ragioni, considerato anche il livello delle scorte a livello mondiale, per temere problemi di sicurezza alimentare.

La domanda interna

Anche la domanda interna si dovrebbe mantenere su livelli sostanzialmente stabili. I risultati di AGMEMOD evidenziano un calo fino al 2023, rispetto alle previsioni pre-Covid, dei consumi di mele e di latte; quelli di carni, formaggi, cereali e derivati risulterebbero in linea, o in leggero calo, rispetto alle precedenti stime. La bassa elasticità della domanda dei prodotti agroalimentari, come nella crisi del 2008-09, permette al settore agroalimentare di rispondere meglio alle crisi economiche rispetto ad altri settori produttivi.

Export-import

Anche per gli scambi internazionali, l’agroalimentare mostra una maggiore tenuta rispetto ad altri settori, così come successe nel 2009 quando il calo dell’import e dell’export agroalimentare dell’Italia era stato "soltanto" dell’8,4% e 6,4%, rispettivamente, a fronte di un crollo degli scambi complessivi di merci del nostro Paese superiore al 20%. Ciononostante, quello degli scambi internazionali appare come l’anello più delicato, considerato che i risultati prevedono sia un calo
delle esportazioni sia delle importazioni. Quest’ultimo, considerato la natura trasformatrice del nostro settore agroalimentare, potrebbe determinare  situazioni di difficoltà in alcune filiere.
Secondo i risultati, i prodotti più interessati da una riduzione delle importazioni, rispetto alle stime pre-Covid, sarebbero le carni di pollo e di maiale.
Rimarrebbero, invece, sostanzialmente in linea con le previsioni gli acquisti dall’estero di cereali e formaggi.
Per il comparto avicolo si evidenzia anche un rallentamento della crescita delle esportazioni, che sono, invece, in ulteriore miglioramento per le mele.

Dinamica dei prezzi

Riguardo ai prezzi, una flessione rispetto alle stime pre-crisi riguarderebbe carne di pollo, grano duro e derivati e formaggi. Per questi ultimi si tratterebbe di un’attenuazione della crescita prevista dalle stime precedenti. I risultati del modello CAPRI mostrano una riduzione consistente del reddito agricolo (per ettaro) e zootecnico (per capo allevato), in entrambi i casi superiore all’ipotizzata variazione del PIL.
Il comparto zootecnico sarebbe maggiormente colpito dal calo di redditività.

In confronto agli altri Paesi europei, il settore agricolo italiano sembra, comunque, meglio sopportare lo shock pandemico, probabilmente per il peso rivestito dal settore ortofrutticolo che risentirebbe in misura minore di altri comparti della crisi di reddito. Tale effetto potrebbe essere imputato, almeno in parte, alla maggiore diffusione sul territorio nazionale delle filiere agroalimentari (nazionali e locali).

Conclusioni: che fare?

Nel trarre alcune considerazioni conclusive dalle simulazioni effettuate, occorre tener conto che la riduzione del PIL simulata dai modelli, sebbene riassuma una parte considerevole degli effetti economici della crisi, non coglie alcuni aspetti anche rilevanti per l’analisi di impatto. Nessuna variazione o imputazione viene effettuata sulla manodopera (in particolare sul costo della manodopera, sui salari o sulla scarsa disponibilità/reperibilità dei lavoratori).
Inoltre, il dettaglio merceologico previsto nei modelli a volte non permette di cogliere dinamiche differenti presenti all’interno dello stesso comparto.
Le considerazioni che sorgono dalla disamina dei risultati impongono una riflessione su quelle che sono le sfide che il settore dell’agroalimentare deve necessariamente affrontare e sulle azioni da intraprendere:

  1. Evitare che una carenza di manodopera si traduca in una crisi dell’offerta e quindi facilitare l’accesso delle imprese al lavoro sia degli immigrati sia della forza lavoro disponibile da altri settori, garantendo la sicurezza delle condizioni di lavoro;
  2. Facilitare il trasporto e la logistica dei prodotti deperibili (latte fresco, ortofrutticoli) che sono quelli che corrono maggiori rischi;
  3. Riconoscere come "essenziali" tutte le parti della filiera, a monte e a valle, comprese ad esempio mangimistica e packaging, al fine di non intaccare la catena produttiva;
  4. Garantire l’integrità della filiera attraverso misure che rafforzino la tracciabilità in modo da evitare ingiustificate crisi di fiducia sulla food safety e al tempo stesso rafforzare i controlli anche alle frontiere;
  5. Nelle relazioni commerciali, vigilare su eventuali barriere sanitarie e fitosanitarie (SPS) non giustificate e collaborare con il settore privato per individuare eventuali problematiche che dovessero manifestarsi;
  6. Garantire liquidità alle imprese, evitando restrizioni del credito, introducendo misure come i sussidi salariali, la sospensione dei pagamenti delle imposte sulle società e l’applicazione del regolamento dei minimis, opportunamente rivisto, che possono alleviare le tensioni finanziarie e aiutare le aziende;
  7. Evitare ogni forma di speculazione che potrebbe avere un impatto negativo sui consumatori attraverso ingiustificati aumenti dei prezzi;
  8. Garantire l’accesso al cibo alle fasce più vulnerabili della popolazione.

Valutazione dell'impatto sul settore agroalimentare delle misure di contenimento COVID 19


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