Continua la ricerca di Bestack nel cartone ondulato

Continua la ricerca di Bestack nel cartone ondulato

Sono sempre più interessanti i dati che emergono dalle ricerche del Consorzio del cartone: dopo le pesche, sono le fragole a confermare i benefici

Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

12

Maggio
2017

Bestack, il consorzio non profit dei produttori italiani di imballaggi in cartone ondulato per ortofrutta, prosegue la ricerca mirata a confermare le proprietà del packaging attivo nei confronti del prolungamento della shelf life dei prodotti.

Dopo lo studio sulle pesche, è stata la volta delle fragole Sabrosa (Candonga®) e i risultati della ricerca, svolta nei mesi di marzo e aprile 2017, sono stati presentati in occasione di Macfrut.

Il packaging, messo a punto insieme al Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari di Cesena (Università di Bologna), permette potenzialmente di salvare dalla spazzatura circa 850 mila tonnellate di prodotto. Nell’aspetto sembra una cassetta qualunque, ma grazie a un innovativo brevetto, frutto di cinque anni di studio, è uno strumento intelligente contro lo spreco alimentare.

Lo studio sulle fragole è partito il 13 marzo nello stabilimento Apofruit di Scanzano Jonico e dal Metaponto il prodotto, in parte imballato in packaging attivo, in parte in cartone tradizionale e in parte in cassette di plastica tradizionali, è stato spedito alla piattaforma di Cesena, dove Apofruit ha il suo quartier generale. A destinazione, sono state effettuate analisi visive comparative in due condizioni di temperatura, a 17 gradi (parametro standard in cui vengono effettuati dalle catene dei supermercati i test di qualità) e a 21 gradi (la temperatura considerata dall’Università).

Le analisi di quasi 600 kg di fragole su oltre 20 tonnellate di prodotto impiegato per la sperimentazione, per un totale di 3.600 controlli su 1.200 cestini, hanno permesso di evidenziare i benefici in termini di minore scarto dell’imballaggio attivo, a 48 ore dopo il confezionamento, così come a 72 e a 96 ore.

L’obiettivo del test era anche quello di capire il gradimento del consumatore e quantificare i potenziali benefici commerciali dell’utilizzo di questo imballaggio.

Per questo motivo è stato coinvolto anche Dimar, gruppo distributivo del Nord-Ovest, presso i cui punti vendita, la settimana prima di Pasqua, è stato somministrato un test di gradimento ai consumatori, per quantificare a casa la loro preferenza per le fragole confezionate in imballaggio attivo rispetto a quelle in packaging in cartone tradizionale.

La mole di dati raccolta è enorme, ma dalle elaborazioni dell’Università già si possono evidenziare due tendenze.

Innanzitutto, la percentuale di scarto di fragole confezionate nell’imballaggio attivo in cartone è inferiore dell’8-18% rispetto al prodotto confezionato in altre tipologie di imballaggio sia a 48, 72 che a 96 ore dopo il confezionamento. Inoltre questa percentuale è in costante aumento con il progredire della stagione e con l’innalzamento delle temperature, tanto da arrivare a differenziali di scarto superiori di oltre il 20% a fine aprile.

Questo trend è confermato anche dall’ufficio Qualità di Apofruit, che ha misurato i benefici dell’imballaggio attivo secondo gli standard interni. Il vantaggio anche in questo caso è significativo, seppur con percentuali inferiori: le riduzioni di scarto nei due mesi oscillano tra i il 2% e il 7%, anche in relazione alla inferiore temperatura di analisi.

Ma è dall’esperienza del consumatore che vengono i dati più interessanti per la filiera ortofrutticola. Nei sei punti vendita coinvolti - tre con fragole confezionate in imballaggio attivo e tre con fragole nel cartone tradizionale - sono stati intervistati 400 consumatori. Le interviste hanno messo in evidenza due dati importanti: le fragole in cartone ondulato attivo si conservano meglio rispetto a quelle confezionate in cartone tradizionale. Inoltre il prodotto risulta più apprezzato.
 
Gli intervistati che hanno consumato il prodotto confezionato in imballaggio attivo - spiega Roberto Della Casa, managing director di Agroter e docente di marketing dei prodotti agroalimentari dell'Università di Bologna - rivelano che il prodotto ha più tempo per essere consumato rispetto al prodotto confezionato in imballaggio tradizionale. Si riduce del 3% circa la percentuale di scarto domestico e c’è la possibilità di dilazionare il consumo nel tempo. Se a questo si aggiunge la riduzione degli sfridi a negozio, che attualmente stiamo ancora misurando, possiamo parlare di riduzioni di scarto, a metà campagna fragole e con tutto il periodo caldo ancora da venire, che già superano il 5%”.

La shelf life delle fragole in packaging attivo conservate in frigorifero risulta superiore del 13%. Il beneficio è ancora più evidente per il prodotto conservato a temperatura ambiente: in questo caso la percentuale sale al 19%.

Sulla base di questi dati, gli intervistati che hanno comprato fragole in imballaggio attivo si sono detti totalmente soddisfatti del prodotto acquistato, per una percentuale di gradimento del +8% rispetto al campione che ha comprato fragole in imballaggio tradizionale.


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