Clima: ok all'accordo di Parigi

Clima: ok all'accordo di Parigi

La COP24 si chiude dopo due settimane di negoziati con il via libera all'applicazione di quanto concordato nel 2015. Ambientalisti delusi, per il Segretario ONU serve una maggiore ambizione

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17

Dicembre
2018

La Conferenza ONU di Katowice in Polonia (COP24) è terminata definendo le regole per applicare l'accordo di Parigi sul clima. I Paesi che lo avevano siglato nel 2015 hanno concordato che aggiorneranno i rispettivi piani climatici entro il 2020 mentre il vertice ONU sul clima del 2019 sarà l'occasione per i capi di Stato di dimostrare di voler rafforzare gli sforzi entro il 2020. Il Rulebook, ovvero il regolamento che è stato firmato, rende operativo l'accordo di Parigi e mette tutti i Paesi in condizioni di parità nel rendere conto sull'azione in campo per contenere il global warming. Il testo di 156 pagine definisce, infatti, gli strumenti di monitoraggio con cui i Paesi misureranno la progressiva riduzione delle emissioni di carbonio, il sostegno da dare ai Paesi poveri per mitigare le conseguenze del cambiamento climatico già in atto e per avviare misure di transizione energetica, e i meccanismi di controllo della situazione globale.
I Paesi più ricchi hanno concordato di aumentare i finanziamenti per il clima, con l'obiettivo di offrire maggiore fiducia ai Paesi vulnerabili.
La COP25 si terrà in Cile nel 2019, con una pre conferenza in Costa Rica.

Il segretario generale dell'ONU Antonio Guterres ha commentato che "l'approvazione del programma di lavoro sull'accordo di Parigi è la base per un processo di trasformazione che richiederà un'ambizione rafforzata dalla comunità internazionale. La scienza ha chiaramente dimostrato che abbiamo bisogno di maggiore ambizione per sconfiggere il cambiamento climatico. D'ora in poi, le mie 5 priorità saranno: ambizione, ambizione, ambizione, ambizione e ambizione" riferendosi ai temi della mitigazione, dell'adattamento, della finanza, della cooperazione tecnica, della creazione di capacità e dell'innovazione tecnologica. "L'ambizione sarà al centro del summit sul clima che convocherò a settembre 2019 e deve guidare tutti gli Stati membri mentre preparano i loro contributi determinati a livello nazionale (NDC) per il 2020 per invertire la rotta del cambiamento climatico".

L'accordo sul clima di Katowice "è un sollievo: i Paesi riconoscono la necessità di una collaborazione per affrontare la crisi climatica globale" e l'Accordo di Parigi "è vivo e vegeto, nonostante l'aumento del populismo e del nazionalismo" ma "la mia più grande preoccupazione è che la COP24 non abbia allineato le ambizioni con la scienza, perché non è chiarito che le emissioni globali dei combustibili fossili devono essere dimezzate entro il 2030 per rimanere in linea con il rapporto Intergovernmental Panel on Climate Change - IPCC che indica l'assoluta necessità di contenere l'aumento medio della temperatura globale entro 1,5 gradi centigradi rispetto al periodo preindustriale.

Tanta delusione

Greenpeace si è espressa in modo sfavorevole rispetto agli esiti della Conferenza di Katovice: "Se è vero che la COP24 ha approvato un regolamento relativo all'applicazione dell'accordo di Parigi, a dispetto delle attese non è stato raggiunto alcun impegno collettivo chiaro per migliorare gli obiettivi di azione sul clima, i cosiddetti Nationally Determined Contributions (NDC)". Greenpeace esorta i governi ad "accelerare immediatamente le azioni volte a ridurre le emissioni di gas serra e a dimostrare di aver ascoltato le richieste che arrivano dalla società. Il rapporto dell'Intergovernmental Panel on Climate Change - IPCC è un campanello d'allarme che richiede azioni urgenti all'altezza delle minacce". Tra le poche note positive di questo summit c'è, per Greenpeace, l'adozione del Rulebook che se supportato da ambizioni adeguate può contribuire alla difesa del clima.

Johan Rockström, direttore designato del Potsdam Institute for Climate Impact Research, una delle massime istituzioni in campo climatico, ha duramente commentato: "Continuiamo a seguire un percorso pericoloso che ci porterà in un mondo a 3-4 gradi più caldo entro questo secolo. Gli eventi meteorologici estremi hanno già colpito persone in tutto il pianeta, con un solo grado di riscaldamento globale. Soprattutto gli Stati Uniti sono una vittima duramente colpita, una nazione che ha svolto un ruolo sfortunato al vertice sul clima, che già soffre e soffrirà ancora di più in futuro per l'aumento delle siccità regionali e degli uragani".

Il WWF accoglie sì "con favore i progressi verso l'adozione di un Libro delle regole per rendere operativo l'accordo di Parigi, e anche i segnali di volontà di aumentare le ambizioni venuto dalla Conferenza ONU, ma ancora non siamo al livello di accelerazione dell'azione necessario per affrontare l'emergenza climatica". L'associazione lamenta "poca chiarezza su come si debba contabilizzare il finanziamento sul clima fornito dai Paesi industrializzati a quelli in via di sviluppo, su come si raggiungerà l'obiettivo dei 100 miliardi entro il 2020 e su come sarà concordato l'obiettivo finanziario globale dopo il 2025".
"Ciò a cui abbiamo assistito in Polonia - spiega Manuel Pulgar-Vidal, leader internazionale Clima ed Energia del WWF - rivela una fondamentale mancanza di comprensione della nostra attuale crisi climatica da parte di alcuni Paesi. Abbiamo bisogno che tutti i paesi si impegnino a innalzare i propri obiettivi di riduzione delle emissioni entro il 2020, perché è in pericolo il futuro di tutti".

Insoddisfazione italiana

La conferenza sul clima di Katowice si è conclusa "senza una chiara e forte risposta dei governi all'urgenza della crisi climatica, evidenziata dal recente rapporto dell'Ipcc". Lo afferma Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, aggiungendo che la COP24 "non è riuscita a concordare un chiaro impegno di tutti i Paesi a rafforzare entro il 2020 gli attuali obiettivi di riduzione delle emissioni in linea con la soglia critica di 1,5 gradi, ad adottare un efficace quadro normativo, il cosiddetto Rulebook, in grado di dare piena attuazione all'Accordo di Parigi e a garantire un adeguato sostegno finanziario ai Paesi in via di sviluppo che devono far fronte a devastanti impatti climatici". Ciafani parla quindi di "risultato debole" e aggiunge che "i prossimi due anni devono servire a costruire partnership capaci di raggiungere il livello di ambizione che la scienza ritiene indispensabile per superare la crisi climatica".
In questa COP24 "l'Europa ha tentato di costruire alleanze con altri Paesi in grado di raggiungere un accordo ambizioso. Purtroppo senza successo - osserva Ciafani - per l'incapacità di molti governi europei di fare significativi passi in avanti nel sostegno finanziario ai paesi più poveri e vulnerabili". Per l'associazione ambientalista il Rulebook adottato a Katowice se da una parte rappresenta "un segnale importante", dall'altra parte presenta delle "lacune che andranno colmate entro il 2020, in modo che l'Accordo di Parigi possa essere pienamente operativo alla sua entrata in vigore". Tuttavia non va dimenticato che l'Europa, insieme a Paesi emergenti e in via di sviluppo, ha promosso la Coalizione degli Ambiziosi che a Katowice si è impegnata ad aumentare entro il 2020 gli obiettivi di riduzione delle emissioni sottoscritti a Parigi, costituendo un importante esempio che va subito valorizzato ed esteso. "Ben prima del summit sul clima convocato a settembre 2019 dal segretario generale dell'ONU, l'Europa, con il pieno sostegno dell'Italia, deve rivedere il suo obiettivo al 2030 andando ben oltre il 55% di riduzione delle emissioni proposto già da diversi governi e dall'Europarlamento".

Ma tutti i 200 Paesi tornano a casa dalla COP24 "sapendo che i progressi di Katowice non sono sufficienti per stabilizzare il cambiamento climatico a un livello di sicurezza adeguato. C'è ancora molta strada da fare, soprattutto da parte della politica che stenta a dare all'azione per il clima quella priorità necessaria per preparare la società ad affrontare la sfida in modo adeguato prima che sia troppo tardi". Lo afferma Luca Bergamaschi, ricercatore associato del Programma Energia, Clima e Risorse dell'Istituto Affari Internazionali rilevando che "per l'Italia significa innanzitutto mettere in campo misure concrete per l'uscita dal carbone entro il 2025, data confermata dal ministro Costa nel suo intervento a Katowice, e iniziare a pianificare l'uscita dal gas e dal petrolio per raggiungere zero emissioni nette entro le prossime tre decadi".
Nel ricordare che "i Paesi sono arrivati alla COP24 dopo un anno di forti tensioni geopolitiche, dal commercio alla gestione delle migrazioni, che hanno messo in questione la tenuta dell'ordine multilaterale globale" Bergamaschi spiega che alla fine di due settimane hanno trovato un accordo in cui "l'Europa ha giocato un ruolo chiave nello sbloccare i negoziati attraverso una cooperazione stretta con i Paesi più vulnerabili e altri Paesi sviluppati come Canada, Norvegia e Nuova Zelanda. La Cina e l'India hanno tenuto un profilo più basso ma il passo importante da parte loro è il riconoscimento dell'universalità delle regole. Il Brasile si è dimostrato difficile alla fine dei negoziati, causando il rinvio di una decisione importante su come operano i mercati delle emissioni all'anno prossimo. Sarà importante evitare il conteggio doppio nel momento dello scambio delle quote di emissioni. Come di consueto i Paesi produttori di combustibili fossili, come Arabia Saudita e Russia, hanno cercato di rallentare il più possibile la ricerca di un compromesso e giocato al ribasso. Se da un lato gli Stati Uniti hanno cercato di essere costruttivi nella ricerca di regole uguali per tutti, dall'altro non si sono distinti dall'Arabia Saudita dimostrando di tenere di più a proteggere il mercato e gli interessi dei combustibili fossili rispetto alla sicurezza e prosperità dei suoi cittadini".

"In altri tempi e in un contesto ambientale meno preoccupante, avremmo forse potuto considerare positivamente l’accordo raggiunto a conclusione della Conferenza. Tuttavia, tenuto conto degli allarmi dell’IPCC, che si fanno ogni giorno più drammatici, e sapendo quanto i Governi tendano a stare al di sotto di quanto previsto da questo tipo di accordi, non possiamo dirci né soddisfatti né ottimisti»: è questo il primo commento di Slow Food, l’associazione internazionale presente in 160 Paesi del mondo, impegnata da oltre 30 anni sui temi del cibo, dell’agricoltura, dell’ambiente, dei diritti. "A questo punto occorre fare pressione su tutti i Governi affinché si mettano immediatamente al lavoro per rispettare almeno gli impegni assunti a Katowice, con la speranza che questo possa creare condizioni migliori per gli accordi che si dovranno raggiungere alla prossima COP. Al contempo è fondamentale che i cittadini, le imprese, la società civile, siano sempre più protagoniste della transizione urgente dall’attuale modello di sviluppo fondato sulle energie fossili verso un modello di economia decarbonizzata. Il nostro attuale sistema alimentare è tra le principali cause di emissione di gas clima-alteranti (e l’agricoltura è tra le prime vittime del cambiamento climatico), per cui attraverso scelte più consapevoli e responsabili possiamo tutti contribuire concretamente alla rapida inversione di rotta di cui ha bisogno il genere umano per garantire la propria sopravvivenza".

Perché di questo si tratta: la sopravvivenza del genere umano.


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