Cassa integrazione alla Pernigotti

Cassa integrazione alla Pernigotti

La proprietà turca tiene il marchio e cessa la produzione a Novi Ligure. La CIGS riguarderà 92 lavoratori. Sette manifestazioni di interesse per lo stabilimento

Questo sito utilizza cookies per facilitare la navigazione del sito.
Se navighi su foodandtec.com, acconsenti all'utilizzo dei cookie.

Consulta le Modalità di trattamento dei dati personali

Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

06

Febbraio
2019

Dopo 160 anni chiude la Pernigotti. Il tentativo di mediazione con la proprietà fatto dal Ministero per lo Sviluppo Economico è fallito: la firma per la cessazione dell'attività sancisce lo smantellamento della produzione situata nella cittadina in provincia di Alessandria, dove per oltre un secolo e mezzo si sono prodotti gianduiotti, torroni, uova di Pasqua e preparati per gelati.
L'istanza di CIGS, ai sensi dell'art. 44 del Decreto legge 109/2018, riguarderà un numero massimo di 92 lavoratori occupati nello stabilimento di Novi Ligure. Il trattamento sarà richiesto dal 6 febbraio 2019 e avrà la durata di dodici mesi.

Pernigotti è di proprietà della Toksoz Group ed è stata proprio la famiglia turca Toksoz a decidere la vendita del marchio e il licenziamento dei 100 dipendenti (8 saranno trasferiti negli uffici commerciali di Milano).
Il MiSE ha messo in atto trattative e mediazioni per due mesi, ma non è riuscito a portare a casa il risultato: inizia, come detto, la cassa integrazione straordinaria per reindustrializzazione e cessa l’attività nel nostro Paese. Per gli interinali solo un periodo di disoccupazione variabile in base ai mesi lavorati.

Parte delle produzioni (cremini, gianduiotti e ovetti) si spostano alla Laica di Arona. Le uova di pasqua si facevano già altrove, così come le creme spalmabili prodotte in Turchia. Il comparto dei semilavorati per gelateria sarà ceduto separatamente.

L'azienda, che ha già affidato "a partner attivi sul territorio nazionale la produzione di alcune linee di prodotto ha la volontà di continuare a produrre, distribuire e commercializzare i propri prodotti dolciari attraverso accordi di terziarizzazione in Italia" e si impegna "a comunicare tempestivamente eventuali accordi di reindustrializzazione".

I sindacati temono lo spezzettamento dei valori produttivi: la non cessione del marchio ha fatto scemare gli intenti di potenziali investitori come Sperlari.
Le manifestazioni di interesse riguarderebbero sia la possibilità di avviare produzioni sulle tre linee attive dello stabilimento (cioccolato, torrone e gelato) sia di attivare singole produzioni, con il reimpiego parziale del personale.

Dal MiSE arriva il commento di Giorgio Sorial, Vice Capo di Gabinetto: "La proprietà attuale ha accumulato debiti per 13 milioni di euro l'anno dal 2013, anno in cui ha rilevato il marchio. Oggi, dopo una lunga trattativa, siamo riusciti ad arrivare all'istanza di cassa integrazione per reindustrializzazione. Questo strumento è stato reintrodotto da questo Governo con il lavoro congiunto dei Ministeri e dei Sindacati."

Le manifestazioni d'interesse pervenute all'advisor Sernet per il sito di Novi Ligure, comunica ancora il MiSE, "sono salite a ventuno e, tra esse, sette hanno avuto seguito in forma scritta. Si tratta di soggetti italiani di medie dimensioni (cinque aziende, una cordata d'investitori e un investitore privato) che potrebbero garantire un assorbimento occupazionale iniziale tra le trenta e le cinquanta unità."


Condividi su: