Carni lavorate, c'è un legame anche con il tumore al seno?

Carni lavorate, c'è un legame anche con il tumore al seno?

Uno studio condotto in Scozia dall'Università di Glasgow consiglia di moderare il consumo di insaccati: c'è un rischio maggiore che si sviluppi la patologia fra le donne che ne hanno consumati almeno una media di 9 grammi al giorno

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08

Gennaio
2018

Moderare a tavola le carni lavorate, come per esempio le salsicce, può ridurre il rischio di tumore al seno: lo afferma uno studio scozzese condotto dall'Università di Glasgow e pubblicato sullo European Journal of Cancer.
    La ricerca, Red and processed meat consumption and breast cancer: UK Biobank cohort study and meta-analysis ha messo insieme i risultati di dieci studi precedenti, coinvolgendo 262.185 donne tra i 40 e i 69 anni. Tra queste, a 4.819 donne era stato diagnosticato un cancro al seno entro 7 anni. Rispetto alle donne che hanno avuto un più basso tasso di assunzione di carni lavorate, quelle che ne hanno consumato almeno una media di 9 grammi al giorno avevano avuto il 21% in più di rischio di tumore alla mammella.
Da sottolineare che si ha un maggior rischio nel postmenopausa, cosa non riscontrata, invece, nella fase di premenopausa.

Svolge però un ruolo il tipo di carne assunta? È preferibile scegliere quella di pollo, di vitello o di maiale? Nello studio non è emersa l'associazione tra il mangiare carne rossa e l'insorgenza del tumore. Mentre l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell'OMS aveva affrontato il tema del rapporto fra l'assunzione di carni rosse lavorate e lo sviluppo di forme tumorali al colon e allo stomaco.


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