Campagna olearia: c'è una lieve ripresa

Campagna olearia: c'è una lieve ripresa

Italia Olivicola stima una raccolta di qualità oscillante fra le 290mila e le 310mila tonnellate

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22

Settembre
2021

La campagna olearia 2021/2022 potrebbe superare quota 300mila tonnellate. A stimarlo è Italia Olivicola con una prima indagine realizzata in collaborazione con AIFO, l'Associazione italiana frantoiani oleari. Il consorzio sottolinea che la campagna si preannuncia in lieve ripresa rispetto alle performance realizzate lo scorso anno, con un range che oscilla tra 290mila e 310mila tonnellate. L’acqua fa la differenza, così come le regioni meridionali che contribuiscono in maniera rilevante a una produzione di qualità.

Nonostante le attività di rilevazione siano ancora in atto, le prime valutazioni parlano di un andamento climatico caratterizzato dal susseguirsi di eventi meteorologici estremi e impattanti sulla produzione: al Centro Nord le gelate di fine marzo inizio aprile, dopo un periodo invernale generalmente mite; le alte temperature estive associate alla mancanza di precipitazioni che hanno afflitto gran parte del meridione d’Italia; il devastante fenomeno degli incendi boschivi che ha coinvolto vaste aree olivicole e anche esemplari di particolare pregio ambientale. "La siccità, mai come in questo caso - sostiene Gennaro Sicolo, Presidente di Italia Olivicola - ha evidenziato la differenza, in termini di sviluppo delle olive e quindi di produttività, tra gli oliveti condotti in asciutto e quelli in irriguo evidenziando l’importanza fondamentale di disporre di adeguate disponibilità idriche, all’occorrenza, per essere veramente competitivi".

Le alte temperature estive e la bassa umidità hanno contenuto parassiti e patogeni, con le dovute eccezioni indotte dai differenti microclimi che caratterizzano la distribuzione dell’olivo in Italia. L’inizio di settembre ha portato le prime piogge tanto attese che, con il rinfrescare delle temperature di questi giorni, stanno ridando fiato alle zone siccitose permettendo alla coltura in parte di reagire.
"Negli ultimi anni - sostiene Dino Scanavino, Presidente CIA - è sempre più evidente la variabilità produttiva dei nostri oliveti, a causa degli effetti del clima e delle avversità parassitarie. Per contrastare tale fenomeno occorre puntare sull’innovazione, senza trascurare la diffusione di buone pratiche, sull’ammodernamento degli oliveti e su strategie integrate di gestione del rischio. L’obiettivo è stabilizzare e migliorare i redditi dei nostri olivicoltori e la loro posizione sul mercato. Attraverso le risorse del PNRR e la futura PAC dovremo potenziare la resilienza delle aziende e la competitività del sistema olivicolo italiano".

Le condizioni climatiche descritte, contenendo lo sviluppo della mosca olearia, lasciano confidare in una eccellente qualità della produzione.

Al momento, a sostenere la produzione è il meridione d’Italia, soprattutto la regione Puglia. Positivo inoltre l’impatto di altre regioni quali Calabria, Sicilia, Basilicata, Abruzzo e Molise. Sembrano fare eccezione Campania e Sardegna le cui produzioni sono attese in diminuzione come accade pure nelle regioni olivicole del Centro: Toscana, Umbria, Lazio e Marche. Il Nord fa registrare i cali attesi più accentuati pur incidendo poco in termini ponderali sulla produzione nazionale.
L’alternanza di produzione, conclude Italia Olivicola, e l’andamento climatico con i suoi fenomeni estremi sono senza dubbio i responsabili della riduzione del potenziale quantitativo della campagna nata sotto i migliori auspici con una fioritura straordinaria che non ha purtroppo, come spesso accade, mantenuto le promesse.

Foto: Italia Olivicola Consorzio Nazionale


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