#CambiamoAgricoltura per diventare sostenibili

#CambiamoAgricoltura per diventare sostenibili

Agli Stati Generali della Green Economy di Rimini si è discusso di riforma PAC post 2020. Le Associazioni della Coalizione #CambiamoAgricoltura rilanciano il loro decalogo

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07

Novembre
2018

Nella sessione tematica di approfondimento e di consultazione degli Stati Generali della Green Economy in corso presso la Fiera di Rimini, dedicata al tema La Green Economy nell’agricoltura italiana e la nuova Politica Agricola Comune, è stato presentato e discusso un documento che riassume i risultati di un Tavolo di lavoro del Consiglio Nazionale della green economy che in questi ultimi mesi ha favorito il confronto sulla riforma della PAC tra alcune associazioni della Coalizione #CambiamoAgricoltura (WWF, Lipu, Legambiente, FederiBio e AIAB), le tre maggiori associazioni agricole (Coldiretti, CIA e Confagricoltura), gli istituti di ricerca ISPRA e CREA e i due Ministeri Agricoltura e Ambiente.

La Coalizione #CambiamoAgricoltura si ritiene "soddisfatta per alcune proposte presenti nel documento discusso che riprendono il proprio decalogo per la nuova PAC post 2020: vi è una parte dei punti prioritari individuati coincidenti con le nostre richieste, per un cambio di rotta dell’agricoltura europea post 2020 ed in particolare l’obbligatorietà degli ecoschemi, l’obiettivo di un aumento significativo di sostegno per l’agricoltura biologica e il passaggio al primo pilastro dell’indennità Natura 2000 e del mantenimento dell’agricoltura biologica, lasciando allo Sviluppo Rurale il compito essenziale di promuovere la conversione ecologica dell’agricoltura verso modelli e strutture più sostenibili”. 

L’auspicio della Coalizione #CambiamoAgricoltura è che queste specifiche proposte siano portate dai decisori politici italiani nell’ambito del negoziato in corso tra Commissione, Consiglio e Parlamento dell’Unione Europea, per l’approvazione della riforma della PAC prima delle elezioni europee del 2019.

Durante il dibattito, le associazioni della Coalizione #CambiamoAgricoltura, hanno posto l’accento anche su alcuni punti del dibattito dove le distanze sono ancora notevoli. “Un esempio per tutt: non si possono mettere sullo stesso piano fra le forme più avanzate ed efficaci di agricoltura sostenibile, l’agricoltura biologica e biodinamica che non utilizzano prodotti di sintesi chimica, e l’agricoltura conservativa che fa largo uso di glifosato, classificato come probabile cancerogeno."- affermano le associazioni.

L’agricoltura dovrebbe essere l’eccellenza della green economy ma oggi non è così: il modello agricolo prevalente è lontano da quella sostenibilità economica, sociale ed ambientale che rappresenta l’obiettivo strategico per l’economia verde.

A livello globale l’agricoltura contribuisce a circa il 25% delle emissioni di gas climalteranti, l’allevamento intensivo è responsabile in Italia dei 2/3 delle emissioni climalteranti del settore agricolo e di oltre il 90% delle emissioni atmosferiche di ammoniaca, inquinante atmosferico da cui deriva il PM10 secondario. L’agricoltura è indicata anche come la principale causa di perdita della biodiversità naturale, insieme alla trasformazione degli habitat. 

Ma non tutta l’agricoltura è “grigia”. Esistono modelli agricoli che collocano questo settore primario a pieno titolo nella green economy più innovativa, efficiente ed efficace per un autentico sviluppo sostenibile: "è quell’agricoltura - puntualizzano le associazioni - che imita la natura e si integra benissimo con essa, seguendo i principi dell’agroecologia, sposando le pratiche tradizionali con l’innovazione e la precisione del digitale; è l’agricoltura che rinuncia alla chimica di sintesi e punta con determinazione al biologico e al biodinamico". 

Per la Coalizione è quindi importante nei prossimi mesi proseguire il confronto tra le associazioni di categoria degli agricoltori e le organizzazioni della società civile e delle filiere agricole che già si riconoscono nell’agroecologia, creando ponti per valorizzare le posizioni comuni e condivise tra i diversi attori istituzionali, economici e sociali, per difendere il ruolo dell’agricoltura nella green economy. "Serve per questo una vera riforma della PAC capace d’immaginare il futuro, evitando un pericoloso ritorno al passato".


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