Cambia il clima, migrano le produzioni

Cambia il clima, migrano le produzioni

Gli uliveti salgono al Nord, il vino ha una gradazione alcolica più alta. Sono solo alcuni degli effetti del surriscaldamento sulla produzione agroalimentare italiana

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10

Agosto
2017

Per effetto dei cambiamenti climatici la coltivazione dell'ulivo in Italia è arrivata a ridosso delle Alpi.
Nella Pianura Padana si coltivano oggi circa la metà della produzione nazionale di pomodoro destinato a conserve, e di grano duro per la pasta, colture tipicamente mediterranee.
In Sicilia si coltivano banane, avocado e altri frutti esotici ora a tutti gli effetti made in Italy. Lo fa notare Coldiretti sottolineando come il caldo estivo record abbia sconvolto le coltivazioni e gli allevamenti provocando danni all'agricoltura di oltre 2 miliardi. Ma questa è in realtà solo la punta dell'iceberg della tendenza al surriscaldamento che ormai da anni interessa anche l'Italia e che sta cambiando la distribuzione delle coltivazioni e le loro caratteristiche.

Si trova in provincia di Sondrio, oltre il 46esimo parallelo, l'ultima frontiera Nord dell'olio d'oliva italiano. Negli ultimi dieci anni la coltivazione dell'ulivo sui costoni più soleggiati della montagna valtellinese è passata da zero a circa diecimila piante, su quasi 30 mila metri quadrati di terreno.

Il vino italiano è aumentato di un grado negli ultimi 30 anni, ma il caldo ha cambiato anche la distribuzione sul territorio dei vigneti che tendono ad espandersi verso l'alto con la presenza della vite a quasi 1200 metri di altezza come nel comune di Morgex e di La Salle, in provincia di Aosta, dove dai vitigni più alti d'Europa si producono le uve per il Blanc de Morgex et de La Salle DOP.

Il riscaldamento provoca anche, afferma Coldiretti, il cambiamento delle condizioni ambientali tradizionali per la stagionatura dei salumi, per l'affinamento dei formaggi o l'invecchiamento dei vini.


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