C'è un vino marino, si chiama Nesos

C'è un vino marino, si chiama Nesos

L'esperimento enologico è stato realizzato all'isola d'Elba: prodotte 40 bottiglie di vino "mitologico" da uve immerse in mare. L’antica tecnica millenaria ha lo scopo di togliere la pruina dalla buccia e accelerare l’appassimento al sole, preservando l’aroma del vitigno. Il contenuto in fenoli del vino marino è il doppio rispetto a quello prodotto tradizionalmente

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12

Novembre
2019

All'isola d'Elba è stato fatto un esperimento scientifico unico al mondo: la produzione di Nesos, il vino marino realizzato dall'Azienda Agricola Arrighi dell'isola d'Elba, in collaborazione con il professor Attilio Scienza, Ordinario di Viticoltura dell’Università degli Studi di Milano e Angela Zinnai e Francesca Venturi del corso di Viticoltura ed Enologia dell'Università di Pisa. L'idea di partenza è stata quella di ripercorrere, dopo 2500 anni, le varie fasi della produzione di un vino antico: Antonio Arrighi, piccolo produttore dell'isola che da oltre dieci anni sperimentava e vinificava nelle anfore di terracotta di Impruneta, sentì il professor Scienza parlare della sua ricerca sul vino dell’isola di Chio. I vini di Chio, piccola isola dell’Egeo orientale, facevano parte di quella élite di vini greci considerati prodotti di lusso sul ricco mercato di Marsiglia e di Roma. Varrone li definiva “vini dei ricchi” e, come ricorda Plinio Il Vecchio, Cesare li offrì al banchetto per celebrare il suo terzo consolato.

Come i vini di Lesbo, Samos e Thaso, quello di Chio era dolce e alcolico, ma aveva qualcosa che gli altri vini non avevano, un segreto che rendeva questo vino particolarmente aromatico: la presenza del sale derivante dalla pratica dell’immersione nel mare dell’uva chiusa in ceste, con lo scopo di togliere la pruina dalla buccia e accelerare così l’appassimento al sole, preservando in questo modo l’aroma del vitigno. L’uva utilizzata per ricreare questo particolare metodo di vinificazione è l’Ansonica: un'uva bianca tipica dell’Elba, probabile incrocio di due antiche uve dell’Egeo, il Rhoditis e il Sideritis, varietà caratterizzate da una buccia molto resistente e una polpa croccante che ha permesso una lunga permanenza in mare.

Le uve sono state immerse in mare per 5 giorni a circa 10 metri di profondità, protette in ceste di vimini. Questo processo ha consentito di eliminare parte della pruina superficiale, accelerando il successivo appassimento al sole sui graticci, senza arrivare alla produzione di un vino dolce. Il sale marino, per osmosi, penetra anche all’interno, senza danneggiare l’acino.

Il successivo passaggio delle uve avviene in anfore di terracotta con tutte le bucce, dopo la separazione dei raspi. La presenza di sale nell’uva, con effetto antiossidante e disinfettante, ha permesso di provare a non utilizzare i solfiti, arrivando a produrre, dopo un anno in affinamento in bottiglia, un vino estremamente naturale, molto simile a quello prodotto 2500 anni fa. Di questo vino, vendemmia 2018, sono state prodotte solo 40 bottiglie, l’ultima vendemmia, la 2019, è nelle anfore di terracotta ancora a contatto con le bucce.

Dalle analisi svolte dall'Università di Pisa è emerso che il contenuto in fenoli totali del vino marino è il doppio rispetto a quello prodotto tradizionalmente, e questo grazie alla maggiore estrazione legata alla parziale riduzione della resistenza della buccia.

Il legame di questo vino mitologico con l'isola d'Elba è anche di tipo storico. I commercianti greci del vino di Chio, facevano scalo sulla via del ritorno all’isola d’Elba e a Piombino, per caricare materiali ferrosi, venendo quindi a contatto con il mondo etrusco. I ritrovamenti di anfore in relitti di navi affondate, nelle tombe o nella costruzione di drenaggi testimoniano che molte città costiere della Toscana etrusca erano tra i luoghi di maggior frequentazione dei commercianti di Chio.

Per chiudere il cerchio, analizzando il DNA di un set di vitigni dell’Isola del Giglio e della Toscana tirrenica e confrontandoli con altri provenienti dal bacino del Mediterraneo, i ricercatori del DIPROVE dell’Università di Milano hanno trovato notevoli analogie genetiche tra il vitigno Ansonica-Inzolia e due vitigni provenienti dall’Egeo orientale, Rhoditis e Sideritis.


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