Bresaola della Valtellina: un'indagine Doxa rivela percezione e abitudini di consumo

Bresaola della Valtellina: un'indagine Doxa rivela percezione e abitudini di consumo

Dalla ricerca commissionata dal Consorzio di Tutela  Bresaola della Valtellina è risultato che 8 italiani su 10 la mangiano abitualmente, pochi sanno che spesso è realizzata con carni di qualità di provenienza estera, molti però chiedono di essere informati su qualità e sicurezza del prodotto

Questo sito utilizza cookies per facilitare la navigazione del sito.
Se navighi su foodandtec.com, acconsenti all'utilizzo dei cookie.

Consulta le Modalità di trattamento dei dati personali

Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

23

Giugno
2016

Secondo la ricerca “Gli italiani e la Bresaola della Valtellina”, realizzata su un campione di 1.000 persone rappresentativo della popolazione italiana adulta (15+ anni di età), consuma bresaola l’81% della popolazione adulta, oltre 42 milioni di persone. Trasversali le occasioni di consumo: 1 italiano su 3 la mangia soprattutto a cena (34%), il 19% la preferisce a pranzo, mentre il 28% del campione la consuma sia a pranzo che a cena.

Le caratteristiche più apprezzate nella Bresaola della Valtellina IGP sono il gusto inimitabile (35%) e la leggerezza (28%).
La bresaola ideale per gli italiani, deve risultare “morbida e non stoppacciosa” (41%) alla masticazione, e alla vista “magra e senza striature di grasso” (39%) e di un bel colore rosso/rosa, non troppo scura (39%).

Per il 74% degli italiani sapere che è spesso prodotta con carne bovina pregiata importata dall’estero non è motivo per cambiare abitudini d’acquisto (anzi per un 7% è motivo per consumarla di più). Il 64%, però, si sentirebbe più tranquillo se il Consorzio di Tutela Bresaola della Valtellina spiegasse perché acquista la carne all'estero, dando rassicurazioni sulla qualità di questo prodotto.

Il 28% ritiene che l’origine italiana della carne sia di per sé garanzia di qualità, mentre il 51% ritiene che la carne di qualità non si identifica dall'origine, ma piuttosto dal sistema di allevamento. Nel dettaglio, il 43% degli intervistati specifica che deve avvenire allo stato brado e su terreni aperti e molto ampi, cui si aggiunge un 8% che preferisce le carni che arrivano da Paesi con le migliori tradizioni in fatto di allevamenti. Per il 16%, infine, l’importante è che la carne sia sicura, prodotta con tecniche di lavorazione che devono rispettare le regole dei disciplinari IGP e DOP.

A ribadire l’importanza di questo aspetto, per i 2 italiani su 3 (62%) che leggono l’etichetta sulla confezione, l’origine è la prima informazione che cercano (60%), seguita dalla data di consumo preferibile (52%) e dalla lista degli ingredienti (36%).

“Abbiamo fatto una scelta di trasparenza: ai nostri consumatori diciamo tutto quello che vogliono sapere. Per questo - afferma Mario Della Porta. presidente del Consorzio Tutela Bresaola della Valtellina - abbiamo scelto di avviare una campagna di informazione che racconti loro quali sono i fattori di qualità che rendono unica la Bresaola della Valtellina IGP e di comunicare con trasparenza anche l’origine della materia prima, dedicando a questo tema una sezione del sito internet del Consorzio.

Il Consorzio di Tutela Bresaola della Valtellina raggruppa 14 aziende associate che operano in un settore che negli ultimi 15 anni (in netta controtendenza rispetto al comparto delle carni bovine, fresche e lavorate) ha visto crescere i consumi del 39% con una produzione di 12.272 tonnellate (17.000 se si comprende anche il prodotto non IGP).


Condividi su: