Bio, un mercato da 3,5 miliardi di euro

Bio, un mercato da 3,5 miliardi di euro

Il consumo di prodotti biologici nel 2018 è aumentato del 3,5%. Sono soprattutto le referenze per la prima colazione a guidare la crescita. Con la GDO a farla da padrona

Questo sito utilizza cookies per facilitare la navigazione del sito.
Se navighi su foodandtec.com, acconsenti all'utilizzo dei cookie.

Consulta le Modalità di trattamento dei dati personali

Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

21

Gennaio
2019

In un quadro di sviluppo complessivo del settore - le vendite dell’intero comparto bio ammontano a 3.562 milioni di euro, con un aumento dell’8% - c'è un segmento che dimostra molta vitalità. I consumatori italiani, infatti, nel 2018 hanno speso di più per i prodotti biologici da destinare alla prima colazione. L’attenzione a consumare un primo pasto naturale emerge anche nella classificia dei prodotti biologici più venduti, con categorie molto rappresentate, al di sopra della media del food&beverage e in grande aumento:
1. uova (+19,3%); 2. confetture (+7,1%); 3. cereali prima colazione (+22,2%); 4. latte fresco (+9,5%); 5. latte UHT (+32,8%); 6. pasta di semola; 7. olio evo; 8. yogurt intero (+12%); 9. verdura IV gamma (+18,4%); 10. biscotti.

I numeri del mercato italiano del biologico sono stati presentati a Marca dall’associazione nazionale delle imprese di trasformazione e distribuzione dei prodotti biologici AssoBio sui dati rilevati da Nomisma, durante il convegno Tutti assieme appassionatamente. Come gestire una linea biologica e vivere felici.

I numeri del mercato bio Italia 2018

Le rilevazioni di Nomisma incrociano i dati delle vendite realizzate nella grande distribuzione e nel canale specializzato in tutta Italia e forniscono un quadro esaustivo della costante crescita del settore biologico (profilo degli acquirenti, ripartizione geografica, peso delle aree merceologiche, prodotti più venduti e in più forte sviluppo) evidenziando come i trend di acquisto riflettono un cambiamento delle abitudini dei consumatori.

“I nuovi dati confermano una volta di più che non si tratta di una moda, ma che la scelta bio si sta consolidando in maniera consapevole a livello internazionale. Un fenomeno che sta prendendo piede sempre di più in Italia, in tutta Europa, ma anche ovunque nel mondo, basti pensare alle performance delle nostre aziende in paesi come gli USA, la Cina e il Giappone. - ha dichiarato Roberto Zanoni, presidente di AssoBio - L'interesse del consumatore nei confronti di prodotti naturali, semplici e a basso impatto ambientale si rivela un'esigenza diffusa”.

La tendenza alla crescita del settore è importante: ricordiamo che nel 2015 il giro d'affari era inferiore di 1 miliardo di euro. La grande distribuzione sta dimostrando una prontezza nel presidiare un mercato per lei relativamente nuovo: gli acquisti  fatti presso i suoi PDV rappresentano circa il 45% del totale, con un tasso di crescita del 14%. Segnaliamo che dal 2001 al 2017 le referenze biologiche presenti in un PDV della GDO sono aumentate in media del 431%.

Più performanti sono supermercati e ipermercati, dove chi acquista bio lo fa per comodità (33%), convenienza (13%) e assortimento (12%).
Lo studio mette in evidenza che anche in questo settore la marca del distributore (MDD) costituisce ormai un vero e proprio brand, rappresentando da sola il 41% delle vendite nella GDO (+11%).

Sono 247 le referenze bio mediamente vendute su base settimanale dai negozi (iper + super). Il bio è una categoria che sostiene l’innovazione degli assortimenti: +11% di referenze solo nell'ultimo anno.

Per quanto riguarda invece i motivi di successo del biologico, dai dati si evince una progressiva attenzione nei confronti di un’alimentazione non solo sana ma anche eco-sostenibile: il 52% acquista biologico alla ricerca di maggiori benefici sulla salute o per consiglio del medico, il 47% ritiene che il marchio bio sia garanzia di maggiore sicurezza e qualità dei prodotti, il 26% motiva l’acquisto con l’attenzione alla salvaguardia dell’ambiente. Contano poi l’origine italiana delle materie prime (58%), la qualità degli ingredienti (54%) e il metodo di produzione (46%) nel suo complesso.


Condividi su: