Bio: le Regioni danno l'ok alla deroga per alcuni prodotti fitosanitari

Bio: le Regioni danno l'ok alla deroga per alcuni prodotti fitosanitari

Fissato un limite massimo per residui di acido fosfonico e, per il vino, di acido etilfosfonico. Rivisti anche i periodi transitori

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24

Giugno
2020

È stato approvato nell’ultima seduta della Conferenza Stato Regioni, il decreto del MiPAAF finalizzato a integrare il DM 309/2011, che stabilisce un limite massimo di residui di sostanze non ammesse in agricoltura biologica, oltre il quale il prodotto contaminato non può essere commercializzato come biologico.
Il decreto, in procinto di emanazione, prevede una deroga nel caso di residui di acido fosfonico nonché, per il vino, anche di acido etilfosfonico. Il decreto ministeriale del 2011, infatti, con riferimento ai prodotti fitosanitari non presenti nell’allegato II del Reg. (CE) n. 889/2008, ha fissato a 0,01 mg/kg il limite inferiore, inteso come soglia numerica al di sopra della quale non è concedibile la certificazione di prodotto biologico, anche in caso di contaminazione accidentale e tecnicamente inevitabile, a meno che non siano previsti limiti inferiori dalla legislazione applicabile per particolari categorie di prodotto.

Il nuovo testo, redatto ad integrazione del decreto vigente (DM 309/2011, che stabilisce il limite inferiore pari a 0,01 mg/kg al di sopra del quale un prodotto non può essere certificato come biologico), sta per essere ufficialmente emendato e prevede una deroga per i residui di acido fosfonico a 0,5 mg/kg nei prodotti orticoli e 0,1 mg/kg nei frutticoli, e di acido etilfosfonico fino a 0,05 mg/kg nel vino fino al 31 dicembre 2022. 

 Al fine di incentivare l’agricoltura biologica, il periodo di transizione sarà applicabile anche alle aziende che si saranno convertite al biologico successivamente all’emanazione del decreto. "Alla luce delle indicazioni fornite dal CREA e con un attento confronto tecnico - afferma Giuseppe L’Abbate  Sottosegretario alle Politiche Agricole - poniamo fine ad una controversa situazione su cui si ingeneravano numerosi falsi positivi e che rischiava, di fatto, di penalizzare le nostre imprese biologiche, rendendo vani i loro sforzi".

Il provvedimento in atto è il risultato di numerosi approfondimenti scientifici, dal 2016 ad oggi, grazie ai progetti MiPAAF “Strumenti per l’emergenza fosfiti nei prodotti ortofrutticoli biologici” (BIOFOSF) e “Strumenti per l’emergenza fosfiti nei prodotti vitivinicoli biologici” (BIOFOSF-WINE), coordinati da Alessandra Trinchera, ricercatrice del CREA Agricoltura e Ambiente. "Attraverso il confronto tra gestione integrata e gestione biologica - ha spiegato AlessandraTrinchera - abbiamo verificato che il fosfonato non viene mai prodotto spontaneamente dalla pianta, ma deriva esclusivamente da apporti esterni, spesso involontari, a causa dell’uso di mezzi tecnici (fertilizzanti e prodotti a base di rame) ammessi in biologico, ma contaminati da fosfonato. Attraverso uno studio sistemico sugli alberi da frutto, abbiamo dimostrato che gli organi legnosi sono in grado di stoccare il fosfonato, inducendo così una contaminazione a lungo termine negli anni successivi. Per il vino, è stato evidenziato come alcuni coadiuvanti enologici possano talora contenere fosfiti, in grado di indurre alla successiva contaminazione del vino biologico, nonché alla formazione di acido etil-fosfonico (<0,05 mg/kg) durante il processo di vinificazione".

Ricordiamo che a livello internazionale è previsto che la presenza di acido fosforoso possa derivare anche da sostanze ammesse quali fertilizzanti organici, alghe, derivati dall’industria vitivinicola o altro e non solamente da sostanze non ammesse.


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