Bestack, l'imballaggio attivo riduce gli sprechi anche nella filiera delle albicocche

Bestack, l'imballaggio attivo riduce gli sprechi anche nella filiera delle albicocche

Dopo le fragole di Apofruit, il consorzio ha fatto un nuovo test che ha coinvolto Eurogroup, Granfrutta Zani e la catena Rewe: dalla produzione alla distribuzione, lo scarto si riduce fino al 20% e le albicocche si mantengono più fresche

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prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

09

Ottobre
2017

Il packaging Attivo che Bestack, consorzio dei produttori italiani di imballaggi in cartone ondulato per ortofrutta, ha messo a punto insieme all’Università di Bologna, permette di prolungare la vita di scaffale della frutta, riducendo di conseguenza gli scarti: si parla di 850 mila tonnellate di prodotto potenzialmente da salvare dalla spazzatura ogni anno in Italia.

Dopo il successo della prima fase di test effettuata la scorsa primavera con le fragole Sabrosa di Apofruit, l’imballaggio Attivo ha fatto il suo debutto anche nel comparto della frutta estiva. Dal 14 giugno al 17 luglio il packaging anti spreco di Bestack è stato utilizzato per confezionare le albicocche prodotte da Granfrutta Zani. Il test è stato effettuato, in collaborazione con Eurogroup Italia, per vedere i benefici del prodotto destinato ai supermercati tedeschi del gruppo Rewe.

“Il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroalimentari dell’Università di Bologna ha strutturato un piano sperimentale che ha coinvolto responsabili qualità, di magazzino e commerciale di tutti e tre i soggetti coinvolti”, ha spiegato il direttore di Bestack, Claudio Dall’Agata. Le cinque settimane di test hanno riguardato tutta la campagna albicocche, con focus sulle tre varietà principali, ovvero Pinkot, Ladycot e Sweetcot. L’Università, in particolare, si è interfacciata con l’ufficio qualità di Eurogroup per concordare i parametri qualitativi da rispettare nella fase di test. “La premessa – ha spiegato il direttore di Bestack - è stata definire cos’è lo scarto, ovvero quali sono gli elementi che inibiscono la vendita. Nel caso delle albicocche, la store life del prodotto finisce quando questo presenta marciume, chiaramente, ma anche vescicolature vale a dire è sovra maturo)”.

La store life, ovvero quel parametro che definisce la vita a punto vendita del prodotto, viene misurata per le albicocche 7 giorni dopo il confezionamento, a una temperatura di 18 gradi. Nel test effettuato fra giugno e luglio, ogni giorno, per sette giorni, è stata misurata la store life del prodotto, confezionato in tre tipologie di imballaggio: cartone ondulato tradizionale, cartone ondulato Attivo e plastica a sponde abbattibili. I dati raccolti hanno evidenziato che, nelle cinque settimane, per tutte le varietà considerate, le albicocche confezionate nell’imballaggio Attivo si mantengono più fresche più a lungo. Al settimo giorno la percentuale di prodotto con segni di marciume o sovra maturo è dal 10 al 20% inferiore in imballaggio Attivo, rispetto alle altre tipologie di packaging. Questo avviene grazie alla miscela di oli essenziali nebulizzati nel cartone ondulato Attivo. Si tratta di sostanze naturali, estratte a loro volta dalla frutta, che grazie alla loro azione antimicrobica sono in grado di contrastare la proliferazione di organismi degradativi, aumentando in modo significativo la shelf life dei prodotti ortofrutticoli.

I risultati ottenuti con il nuovo test sulle albicocche confermano sostanzialmente i numeri rilevati nel 2016 nei punti vendita Agrintesa. In quell’occasione Bestack aveva rilevato, insieme all’Università, che, con gli imballaggi Attivi, lo spreco per le albicocche si riduce dal 13 al 18%.


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