Antibiotici negli animali: molto alto il consumo in Italia

Antibiotici negli animali: molto alto il consumo in Italia

Rapporto EMA: le vendite di antibiotici veterinari in Europa sono diminuite del 32% tra il 2011 e il 2017. Anche in Italia calano, ma i valori restano alti e ci collocano al secondo posto sia in termini assoluti sia in rapporto alla popolazione animale

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17

Ottobre
2019

L’ultimo rapporto pubblicato dall'EMA mostra che i Paesi europei continuano a ridurre l'uso di antibiotici negli animali: le vendite complessive sono diminuite di oltre il 32% tra il 2011 e il 2017. In particolare, due delle classi di antibiotici di importanza fondamentale per la medicina umana sono state utilizzate meno negli animali: le vendite di polimossimine sono scese del 66% e le vendite di cefalosporine di terza e quarta generazione sono diminuite di oltre il 20%. Queste classi includono antibiotici usati per trattare gravi infezioni nell'uomo causate da batteri resistenti alla maggior parte dei trattamenti. I risultati del rapporto confermano la tendenza al ribasso osservata negli ultimi anni e mostrano che gli orientamenti dell'UE e le campagne nazionali che promuovono l'uso prudente degli antibiotici negli animali per combattere la resistenza antimicrobica stanno avendo un effetto positivo.

Il rapporto, parte del Progetto di sorveglianza europea del consumo antimicrobico veterinario (ESVAC), presenta dati provenienti da 31 Paesi dello spazio economico europeo e della Svizzera che hanno fornito volontariamente informazioni sulle vendite o le prescrizioni di antibiotici veterinari per il 2017. La partecipazione al progetto ESVAC è cresciuta da nove Paesi nel 2010 a 31 Paesi nel 2019. Ciò dimostra un chiaro impegno a promuovere un uso responsabile degli antibiotici negli animali, che alla fine riduce il rischio che i batteri negli alimenti di origine animale diventino resistenti.

Ma la situazione non è la stessa in tutta Europa. Mentre 19 dei 25 Paesi che hanno fornito dati per il periodo 2011-2017 hanno registrato un calo delle vendite di antibiotici veterinari di oltre il 5%, Bulgaria, Cipro e Polonia hanno registrato un aumento di oltre il 5% delle vendite nello stesso periodo. I restanti tre Paesi (Lettonia, Irlanda e Finlandia) non hanno registrato un cambiamento significativo nelle vendite. Il sostanziale calo delle vendite di antimicrobici per specie da produzione alimentare indica che esiste ancora un elevato potenziale di riduzione dell'uso di antimicrobici nei Paesi con un consumo elevato.

A livello europeo, secondo il report EMA, la riduzione delle vendite è il risultato degli sforzi congiunti di veterinari, agricoltori, altri attori del settore zootecnico, degli Stati membri dell'UE, della Commissione europea e dell'EMA. Campagne nazionali per l'uso prudente degli antibiotici negli animali, obiettivi di vendita e limitazione dell'uso di alcuni antimicrobici negli animali da produzione alimentare, nonché guida dell'UE sono tra le azioni attuate per ridurre le vendite di antimicrobici veterinari in tutta Europa. Questi sforzi rientrano nel quadro del piano d'azione dell'UE per la salute contro la resistenza antimicrobica.

Guidato dalla Commissione europea, l'obiettivo principale di questo piano è quello di preservare la possibilità di un trattamento efficace delle infezioni nell'uomo e negli animali attraverso un quadro per azioni continue e più ampie per ridurre la comparsa e la diffusione della resistenza antimicrobica.

Il progetto ESVAC è stato lanciato dall'EMA nell'aprile 2010 a seguito di una richiesta della Commissione europea di sviluppare un approccio armonizzato alla raccolta e alla comunicazione di dati provenienti dagli Stati membri dell'UE sull'uso di antimicrobici negli animali. Il rapporto ESVAC viene pubblicato ogni anno e viene utilizzato dai valutatori del rischio e dai gestori del rischio negli Stati membri come riferimento per le politiche antimicrobiche e come guida per un uso responsabile degli antimicrobici.

Italia, c'è molto da migliorare

L’Italia, per quanto riguarda le vendite complessive, in tonnellate di principio attivo, si pone al secondo posto dopo la Spagna con 1067,7 tonnellate vendute contro le 1770,4 della prima in classifica. Si tratta per la maggior parte (1057,8 tonnellate) delle forme di antibiotico utilizzate principalmente negli animali da produzione alimentare.
Il nostro Paese è al secondo posto dopo Cipro per le vendite, in tonnellate di principio attivo, di agenti antimicrobici veterinari commercializzati principalmente per la produzione alimentare calcolati per unità animale (PCU) con 273,8 tonnellate pro-capite contro le 423,1 di Cipro e con la Spagna stavolta al terzo posto con 230,3.

Il risultato però, come spiega l’Associazione nazionale medici veterinari italiani,  va letto anche alla luce del trend di decrescita delle vendite (nel 2016 le vendite totali erano a quota 1.223,3 tonnellate e quelle per unità animale, PCU a 294,77) e delle considerazioni che lo stesso Ministero della Salute aveva fatto nel 2016 nel suo primo rapporto sui Dati di vendita dei medicinali veterinari contenenti agenti antimicrobici”.

Lo scorso anno la considerazione fatta era che i dati di vendita (comunque in calo del -7,2% nel 2017 rispetto al 2016, e del -35% dal 2010 al 2017), vanno intesi come "una stima dell’uso di antimicrobici", ma non tutti gli antimicrobici venduti sono utilizzati nell’anno di riferimento sugli animali pertanto "non è possibile determinare quanto sia effettivamente utilizzato per ciascuna specie animale", anche in ragione del fatto che molti medicinali veterinari sono autorizzati per l’uso in più specie. Di conseguenza, avverte il Ministero della Salute, "tali dati non dovrebbero essere utilizzati da soli come base per stabilire le priorità nella gestione del fenomeno dell’AMR, ma sempre valutati insieme a dati derivanti da altre fonti".

Gli impegni del Governo italiano di riduzione, finora tutti rispettati, sono contenuti nel PNCAR 2017-2020 il Piano Nazionale di Contrasto dell’Antimicrobico-Resistenza:
• ≤ 30% consumo di antibiotici totali
• ≤ 30% consumo di antibiotici somministrati per via orale
• ≤ 10% consumo di antimicrobici di importanza critica (Critically Important Antimicrobial -CIA)
• consumo di colistina a un livello di 5 mg/PCU.

Fonte: Quotidiano Sanità


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