Allergie alimentari, si è scoperto il perché dell'aumento esponenziale

Allergie alimentari, si è scoperto il perché dell'aumento esponenziale

Solo in Italia gli allergici under 18 sono 570mila. Uno studio statunitense afferma che il boom registrato negli ultimi anni a livello mondiale è dovuto a un insieme di fattori sia genetici sia legati a nuovi comportamenti come l'uso di salviette che indeboliscono la barriera lipidica della pelle

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09

Aprile
2018

Che i casi di allergia alimentare fra i bambini siano in costante aumento non è un segreto: dal 2010 si è registrata una esplosione e se quell'anno riguardavano circa il 2-3% della popolazione, ora hanno raggiunto il 10% in Australia e l'8% in Gran Bretagna, solo per fare due esempi.

Il fenomeno, secondo uno studio appena pubblicato, sarebbe legato a un mix di genetica (mutazioni che riducono la barriera cutanea), e di fattori ambientali derivanti da nuove abitudini come l'esposizione della pelle a saponi che non vengono sciacquati (salviette per neonati) e che indeboliscono la barriera lipidica della pelle. Lo studio è partito da un assunto: i meccanismi per lo sviluppo di allergie alimentari nei neonati sono sconosciuti ma risultano chiaramente attivi nelle popolazioni di pazienti predisposti geneticamente ai difetti della barriera cutanea. E allora la domanda è: in che modo questi difetti contribuiscono funzionalmente allo sviluppo di allergia alimentare. La ricerca effettuata su topi ha evidenziato che l'innesco di una disfunzione della barriera cutanea era necessaria per lo sviluppo dell'allergia alimentare e che esiste un ampio continuum di disfunzione cutanea da lieve a lieve con eczema o dermatite atopica, con le allergie più o meno severe.
Le prove cliniche dimostrano che il 35% dei bambini con allergie alimentari hanno dermatite atopica e gran parte di ciò è spiegato da almeno tre diverse mutazioni geniche che riducono la barriera cutanea. I problemi della pelle che si verificano con le mutazioni della barriera cutanea possono non essere visibili fino a molto tempo dopo che un'allergia alimentare è già iniziata.
    "Questo scenario spiega lo sviluppo di allergie alimentari - ha affermaro l'autore dello studio Joan Cook-Mills, professore di immunologia allergologica presso la Scuola di Medicina Feinberg della Northwestern University - ed è un importante progresso nella nostra comprensione di come l'allergia alimentare inizi presto nella vita". La scoperta, pubblicata sul Journal of Allergy and Clinical Immunology con lo studio intitolato "Mechanism for initiation of food allergy: Dependence on skin barrier mutations and environmental allergen costimulation" aprirebbe la strada all'indicazione di nuove abitudini nella cura dei bambini, come la limitazione dell'uso di salviette per neonati che lasciano sapone sulla pelle e, più banalmente, lavarsi le mani prima di maneggiare il bambino.

Negli Stati Uniti, stando alle rilevazioni dei Centers for Disease Control and Prevention, le allergie colpiscono il 4-6% dei bambini e sono aumentate del 18% tra i minori di 18 anni dal 1997 al 2007; recenti analisi mostrano che anche i ricoveri con diagnosi sono aumentati tra i bambini. Ma alla luce dei risultati di questo studio alcuni fattori di rischio possono essere modificati proprio all'interno delle mura domestiche.
I bambini, ha ricordato Cook-Mills, sono esposti agli allergeni ambientali, e a quelli alimentari anche attraverso dei semplici gesti di cura o di affetto, come il bacio da parte di un fratellino che ha appena mangiato burro di arachidi.
  
    Gli under 18 che soffrono di allergie alimentari in Italia sono 570mila: 270mila bimbi tra 0 e 5 anni; 180mila tra 5 e 10 anni e 120mila tra 10 e 18 anni. Dei 270mila bimbi con meno di 5 anni che soffrono di allergie alimentari, 5.000 sono a rischio di reazioni allergiche gravi che possono costar loro anche la vita ed una reazione allergica grave su tre avviene a scuola. L'allergia alimentare più frequente nei bambini tra 0 e 5 anni è quella al latte vaccino, seguita da quella alle uova.


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