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AIDEPI: "l'origine in etichetta confonde"

L'Associazione delle industrie del dolce e della pasta commenta il decreto MiPAAF - MiSE: "La qualità della pasta italiana non è legata all’origine del grano"

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21

Luglio
2017

I pastai di AIDEPI (Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta Italiane) commentano la decisione di MiPAAF e MiSE di firmare il decreto interministeriale sull’obbligo di indicare l’origine del grano sull’etichetta della pasta: "Siamo per la trasparenza verso il consumatore - afferma Riccardo Felicetti, presidente dei pastai di AIDEPI. E infatti molte marche comunicano volontariamente l’origine del grano in etichetta o attraverso altri canali di informazione. Ma questa etichetta non raggiunge nessuno degli obiettivi dichiarati dal Governo”.

Secondo AIDEPI, “con la dicitura scelta si vuole far credere che la pasta italiana è solo quella fatta con il grano italiano o che la pasta è di buona qualità solo se viene prodotta utilizzando materia prima nazionale. Non è vero. L'origine da sola non è sinonimo di qualità.” Ci sono invece specifici parametri e requisiti che dipendono da condizioni del terreno, da quelle climatiche, dalle pratiche agronomiche adottate ecc.

La nuova norma non incentiverebbe gli agricoltori italiani a investire per produrre grano di qualità e, secondo Felicetti, “Si dà vita a un inaccettabile paradosso che potrebbe rendere la pasta italiana meno competitiva e rischia di non garantire al consumatore la sicurezza di mangiare la migliore pasta del mondo.”
"La vera soluzione per incentivare trasparenza, qualità e competitività della filiera sono i contratti di coltivazione tra pastai e agricoltori. I pastai si stanno impegnando da anni su questo fronte con l’obiettivo di valorizzare il frumento duro nazionale attraverso buone pratiche agricole e ridotto impatto ambientale. I contratti di coltivazione già stipulati vanno in questa direzione: assicurano una giusta remunerazione agli agricoltori e garantiscono ai pastai grano duro di elevata qualità".

“Importiamo ogni anno il 30-40% del fabbisogno dell’industria della pasta perché il grano italiano non è sufficiente e non sempre raggiunge i livelli qualitativi richiesti - conclude Felicetti. Solo una maggiore disponibilità di frumento italiano di qualità ridurrà la nostra dipendenza da quello estero.”


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