Agroalimentare, un settore in salute. Migliorabile

Agroalimentare, un settore in salute. Migliorabile

A giugno 2019 è aumentato il valore aggiunto della filiera agricola, ma sono diminuiti aziende e occupati. L'industria alimentare ha registrato un incremento della produzione del 2,2%, ma in decelerazione rispetto alla performance di inizio anno

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Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

01

Ottobre
2019

ISMEA ha pubblicato il Report di settembre che descrive la congiuntura agroalimentare al secondo trimestre del 2019. Gli indicatori sono certamente positivi, soprattutto se raffrontanti al trend economico e produttivo nazionale, ma con qualche dato che necessita di essere approfondito dagli operatori.
In agricoltura aumenta il valore mentre calano, seppur lievemente, sia gli occupati sia il numero di aziende agricole, in un contesto di riduzione anche del trend di crescita delle imprese a conduzione giovanile.

Nel dettaglio, il settore primario registra a giugno 2019 un incremento del valore aggiunto dello 0,5% su base annua, segnando tuttavia un lieve arretramento degli occupati, sintesi della flessione di quasi l'1% degli addetti indipendenti e della crescita dello 0,5% di quelli dipendenti.
Coerentemente al calo della componente di lavoro indipendente, si registra una riduzione del numero di aziende agricole, circa 744 mila a fine giugno 2019, l'1% in meno sull'analogo periodo dell'anno precedente. 
Perde slancio anche la crescita del numero di aziende agricole condotte da giovani, +0,2%, dopo il +4,1% del quarto trimestre 2018 e il +2,7% del primo del 2019.

Sul fronte del mercato, nel secondo trimestre i prezzi dei prodotti agricoli sono diminuiti nel complesso dell'1,2% su base annua, secondo l'indice elaborato dall'ISMEA. A determinare la flessione sono stati i prodotti delle coltivazioni (-4,5%), mentre quelli zootecnici nel complesso hanno segnato un aumento dei listini del 2,1% su base annua.
Per quanto riguarda i costi, i prezzi dei mezzi correnti agricoli, misurati dall'indice ISMEA, sono rimasti fermi allo stesso livello del secondo trimestre del 2018; disaggregati per comparto, i prezzi dei mezzi correnti sono cresciuti del 2,5% per le coltivazioni, mentre sono diminuiti del 2,1% per la zootecnia.

L'inizio del 2019 è stato piuttosto difficile per un settore, quello degli ortaggi. Il gelo di inizio anno ha determinato vuoti d'offerta, con prezzi saliti alle stelle per quasi tutti i prodotti. La primavera ha tardato a venire e le basse temperature hanno determinato una riduzione dei quantitativi pronti per la raccolta: la minore offerta è stata oggetto di interesse da parte della domanda favorendo il buon posizionamento dei prezzi per molti prodotti in tutto il mese di maggio. Accavallamenti di produzione hanno poi caratterizzato il mese di giugno, con fisiologico ridimensionamento dei valori di scambio.
L'offerta è stata dunque discontinua nei flussi e disomogenea per gli aspetti qualitativi; tuttavia, le esportazioni nel secondo trimestre hanno segnato una ripresa (+14% il volume di freschi esportati su base annua) che ha permesso di recuperare la flessione registrata nel primo trimestre riportando i volumi complessivi su valori analoghi a quelli del primo semestre 2018; in flessione le importazioni in volume (-1%) con esborsi superiori del 14% nei primi sei mesi su base annua.

Minore disponibilità e soprattutto prezzi alti hanno influenzato anche il mercato al consumo visto che nei primi sei mesi del 2019 i volumi di ortaggi freschi acquistati dalle famiglie italiane sono diminuiti (-4,1%), a fronte di un aumento della spesa sostenuta (+5,1%). Ad esempio la spesa per le patate è cresciuta del 15%, mentre i volumi sono scesi del 3,4%.
Continuano, invece, i progressi degli ortaggi IV gamma, con volumi e spesa in crescita di circa il 4%.
Per il segmento degli ortaggi trasformati crescono su base annua sia la spesa sia i volumi acquistati. Per effetto sostituzione dei freschi aumentano, infatti, le quantità acquistate per tutti gli ortaggi surgelati (+3,8%) a fronte di una spesa superiore del 4,1%.
Crescono gli acquisti per i prodotti a base di pomodoro (+1,7% i volumi a fronte di una spesa in aumento del 2,7%).

Sul fronte dell'industria alimentare, la prima metà dell'anno ha visto un aumento produttivo del 2,2% rispetto allo stesso periodo del 2018, in decelerazione rispetto a quanto registrato a inizio anno, ma comunque in controtendenza rispetto all'andamento del resto della manifattura (-1,1% l'indice manifatturiero nel complesso). 
Guardando alle dinamiche dell'export, si registra, nello stesso periodo, un incremento del 5,5% delle spedizioni all'estero dei prodotti agroalimentari, per un valore che sfiora i 21,4 miliardi di euro.
Tuttavia, va evidenziato che, dopo la spinta dei primi tre mesi, ad aprile e a giugno si sono verificate i primi segnali di cedimento.
A livello merceologico, l'export cresce per tutti i segmenti, a eccezione di quello della frutta fresca e trasformata, i cui prezzi sono tornati ai livelli normali dopo che le carenze produttive dell'annata precedente avevano indotto un loro aumento. In volume tuttavia diminuiscono le esportazioni dei derivati dei cereali, del florovivaismo, del lattiero-caseario e dell'ittico.

Sul mercato interno, infine, cresce nel semestre in esame, la spesa delle famiglie italiane per prodotti agroalimentari. Un dato che assume ulteriore significato se si considera che il 2018 aveva chiuso con un deciso rallentamento del trend di crescita. I dati sui consumi delle famiglie del Panel Ismea Nielsen, infatti, evidenziano un incremento complessivo della spesa dell'1,1% rispetto allo stesso semestre 2018.

AgrOsserva - La congiuntura agroalimentare - II trimestre 2019 - Settembre 2019


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