Agroalimentare 2018: cresce il valore aggiunto

Agroalimentare 2018: cresce il valore aggiunto

ISMEA traccia il bilancio complessivo di filiera. Aumentano anche l'occupazione e il numero dei giovani imprenditori

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Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

10

Maggio
2019

Crescita del valore aggiunto, dell'occupazione e delle imprese condotte da giovani sono i dati positivi che il 2018 ha riservato all'agroalimentare italiano. È quanto emerge dal consuntivo sullo scorso anno che ISMEA ha tracciato nell'ultimo numero di AgrOsserva.

Dopo un 2017 penalizzato dall'andamento meteorologico, nel 2018 l'agricoltura è tornata a dare un contributo positivo all'economia nazionale (+0,9% il valore aggiunto in termini reali). Anche l'occupazione del settore è cresciuta dello 0,6% rispetto al 2017, sintesi di un aumento dell'1,6% degli addetti dipendenti e di un lieve decremento degli indipendenti. 

Il numero di imprese agricole archiviate nel Registro delle Imprese, circa 750mila a fine 2018, registra una lieve flessione, riconducibile al processo di medio-lungo termine di razionalizzazione del settore. Nel frattempo, le imprese agricole giovanili (con responsabile under 35) sono cresciute del 4,1%.

Più dinamico il settore dell'industria alimentare con un aumento del valore aggiunto del 2,7%, seppure in rallentamento rispetto al 2017 quando aveva tracciato un +3,8%; in crescita anche gli occupati del settore (+3,1% nel 2018, dopo il +1,9% nel 2017), a fronte di un numero di imprese rimasto per lo più allineato al livello del 2017, poco al di sotto delle 71 mila unità.

Sul fronte della redditività in agricoltura, ISMEA stima invece un lieve peggioramento dei conti delle aziende, dovuto all'aumento dei prezzi medi degli input di produzione (+3,2%), con rincari soprattutto nel capitolo dei prodotti energetici, mangimistica e salari, a fronte di una stabilità dei prezzi corrisposti agli agricoltori.

Si segnala che a livello macroeconomico nel 2018 la crescita economica globale è rallentata, per un indebolimento degli scambi condizionati anche dall’incertezza addotta da politiche protezionistiche e dell’esito della Brexit. Complessivamente, nel 2018, il commercio mondiale in volume è cresciuto del 3,3%, in rilevante decelerazione rispetto al risultato dell’anno precedente (+4,7%; cfr. Central Planning Bureau). La crescita del PIL globale reale è stata del 3,7%, sintesi di un +4,7% delle economie emergenti e di un +2,4% di quelle avanzate. In questo contesto, l’economia dell’Eurozona è cresciuta a un ritmo inferiore (+2%) e le previsioni per i prossimi anni sono di ulteriore rallentamento (cfr. Fondo Monetario Internazionale).

Ancora meno dinamico il PIL italiano, che dopo il rallentamento avvenuto dalla seconda metà dell’anno, ha chiuso il 2018 con un +0,9%, dopo il +1,6% del 2017. Crescita analoga a quella del PIL ha interessato gli occupati (+0,9%), mentre il numero delle imprese operanti nel complesso dei settori economici è rimasto per lo più stabile al livello di fine 2017 (+0,2%).

Infatti gli scambi agroalimentari con l'estero hanno fortemente risentito dell'incertezza globale e del rallentamento dell'economia mondiale. Le esportazioni italiane di prodotti agroalimentari, quasi 41,8 miliardi di euro, dopo il +7,4% del 2017, sono aumentate solo dell'1,2% nel 2018, subendo particolarmente la decelerazione della domanda internazionale dei principali partner commerciali. 
E anche la spesa delle famiglie italiane per prodotti agroalimentari ha segnato un timido +0,3%, dopo il +3,2% del 2017.
Nel corso di tutto il 2018 sono stati i prodotti a largo consumo confezionati a trainare la spesa (+1,9%) mentre per i prodotti sfusi (pari al 32,1% del valore del carrello) la spesa si è contratta del 3,1%; si evidenzia inoltre una maggior disponibilità all'acquisto di bevande (+1,9%), che di generi alimentari (+0,1%).

Nel complesso, il lieve incremento della spesa è riconducibile all'aumento dei prezzi medi delle referenze.


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