Biologico, una scelta giovane

Biologico, una scelta giovane

Secondo un'analisi di FederBio sono giovani i produttori (e i consumatori) che guardano al metodo bio come l’alternativa sostenibile per il rilancio del settore agroalimentare del Paese

Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

10

Gennaio
2018

Giovani, laureati, attenti all’ambiente e all’alimentazione: questo il profilo dei giovani italiani che scelgono l’agricoltura biologica nel lavoro e nei loro acquisti quotidiani. Sono sempre di più gli italiani under 40 che scelgono di rientrare nell’azienda di famiglia o di avviare un’azienda agroalimentare ex novo. Grazie ai loro studi, i nuovi imprenditori agricoli sono in grado di mettere insieme tradizione e innovazione tecnologica, valorizzando il territorio.

L’agricoltura biologica, prima fra tutte, rappresenta la via per il rilancio produttivo, economico e ambientale della filiera agroalimentare italiana. Una scelta imprenditoriale che, da 10 anni, cresce con tassi di incremento di consumo a doppia cifra: nel 2016 il mercato del bio ha registrato un giro d’affari corrispondente a quasi 5 miliardi di euro (Fonte: Nomisma).

Chi guida le aziende bio

Caratteristica peculiare delle aziende biologiche è la giovane età di chi le gestisce. Infatti, secondo quanto riportato dagli ultimi dati ufficiali del Censimento dell'agricoltura ISTAT, nelle aziende biologiche il capo azienda è mediamente più giovane: il 22% delle aziende bio ha un capo d’azienda di età compresa tra i 20 e i 39 anni, contro il 9% delle aziende agricole italiane. Inoltre, solo il 19,1% delle aziende biologiche è condotta da over 65, che, invece, guidano il 37,2% delle aziende agricole tradizionali. Inoltre il 16,8% degli agricoltori biologici è laureato (tre volte tanto il 6,2% del totale delle aziende agricole) e il 32,3% ha un diploma di scuola superiore (quasi il doppio del 17,8% della media delle aziende agricole italiane).

Giovane età e istruzione più elevata si traducono in una maggiore propensione all’innovazione e alla tecnologia: già nel 2010 il 15,6% delle aziende biologiche era informatizzato (contro il 3,8% del totale delle aziende), il 10,7% aveva un sito internet (sei volte tanto l'1,8% del totale delle aziende), e il 5,2% praticava e-commerce (più di 7 volte lo 0,7% del totale delle aziende agricole).

Giovani consumatori

Il livello di istruzione risulta un criterio discriminante anche in relazione alle scelte d’acquisto dei consumatori. Lo testimonia un’indagine realizzata da Nomisma in collaborazione con FederBio e AssoBio: nel 2016, l’81% di chi ha una laurea, il 72% di chi ha un diploma superiore e il 66% di chi ha un titolo della scuola dell’obbligo o inferiore ha consumato prodotti biologici.

Da notare inoltre che ben il 79% dei giovani tra i 18 e i 29 anni ha scelto prodotti biologici. Un dato in linea con lo straordinario successo della vendita dei prodotti che, sul mercato interno, ha totalizzato 3 miliardi di euro (+14% rispetto al 2015 e +121% rispetto al 2008), a cui si aggiunge l’export bio che ha raggiunto quota 1,9 miliardi di euro, con un peso del 5% sull’export agroalimentare italiano.


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