"Agire contro la desertificazione del Mediterraneo". UE inadeguata

La Corte dei Conti europea ammonisce il Parlamento: bisogna adottare subito una strategia condivisa per arrestare un processo in continuo aumento. La Sicilia è la regione più a rischio

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19

Dicembre
2018

L'Unione europea dovrebbe intervenire per frenare l'avanzata della desertificazione che affligge soprattutto i Paesi del Mediterraneo, dove in 10 anni le aree a rischio sono aumentare di quasi 1,8 milioni di ettari (17.700 km quadrati). È uno degli ammonimenti della Corte dei Conti europea, che in una relazione dedicata alla desertificazione chiede "più azione contro una minaccia crescente su cui manca un quadro di intervento coerente" a livello UE.

ll degrado del suolo ha oramai colpito il 75% della superficie terrestre globale e nel Vecchio Continente la desertificazione interessa l’8% del territorio, colpendo in particolare l’Europa Meridionale, Orientale e Centrale. Scrive la Corte in una nota: “Le proiezioni relative ai cambiamenti climatici in Europa indicano che il rischio di desertificazione è in aumento. Zone calde semidesertiche esistono già nell’Europa meridionale e si stanno estendendo a Nord”.

L'Europa "ha una legislazione di riferimento per la qualità delle acque e dell'aria ma non sui suoli - ha spiegato in conferenza stampa il responsabile della relazione Phil Wynn Owen - e sarebbe appropriato che la Commissione valutasse la congruità delle misure disponibili per frenare la desertificazione, molte delle quali sono nella PAC".

Gli auditor della Corte hanno così condotto una serie di controlli in Spagna, Italia, Cipro, Portogallo e Romania. Nel nostro Paese i revisori hanno visitato la Sicilia, la regione più colpita dalla desertificazione. L’Italia, uno dei 13 Stati membri interessati dal fenomeno, ha addirittura 1/5 del territorio a rischio.

"La desertificazione può comportare povertà, problemi di salute dovuti alla polvere portata dal vento, nonché una diminuzione della biodiversità - ha puntualizzato Phil Wynn Owen. - Può anche avere conseguenze demografiche ed economiche, costringendo la popolazione a migrare lontano dalle aree colpite. Come auditor, abbiamo la responsabilità di attirare l’attenzione su questi rischi, che potrebbero generare crescenti pressioni sui bilanci pubblici, sia a livello dell’UE sia nazionali”.


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