Numeri virtuosi: 12mila stranieri alla guida di aziende agricole

Numeri virtuosi: 12mila stranieri alla guida di aziende agricole

Tanti sono gli imprenditori che versano in Italia oneri fiscali per 6 miliardi e previdenziali per altri 5 miliardi. "Una vera risorsa", afferma la CIA commentando i dati di Bankitalia

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05

Aprile
2018

Attualmente, in Italia, sono 25mila gli imprenditori agricoli che versano più di 6 miliardi nelle casse dello Stato, e oltre 12 mila sono extracomunitari: è la situazione fotografata dall'Ufficio Studi di CIA-Agricoltori Italiani con riferimento ai dati emersi dall'Occasional Paper di Bankitalia, uno studio che spiega come i flussi migratori contribuiranno ad aumentare la quota di popolazione in età lavorativa e alla riduzione del dependency ratio della popolazione più anziana.

“Tra il 2017 e il 2061 - riporta l’Occasional Paper- l'età media degli italiani salirà di oltre 5 anni. La popolazione in età da lavoro nel prossimo cinquantennio tenderà a scendere sotto il minimo storico (59% registrato nel 1911) dopo il 2031. Se non ci fossero residenti con cittadinanza straniera, nel 2061 la quota di popolazione in età 15-64 anni sul totale della popolazione (prevista pari al 55%), scenderebbe a poco più del 40%”.

Per quanto riguarda il primo settore, un’azienda agricola italiana su tre conta almeno un lavoratore nato all’estero, in molti casi (25mila unità, appunto) è anche l’amministratore dell’impresa. Con il ricambio generazionale nei campi sotto il 7% e con i titolari d’azienda italiani con un età media superiore ai 60 anni, c’è il rischio concreto di un dimezzamento degli addetti nel settore, entro i prossimi 10 anni. Gli stranieri impegnati in agricoltura, tra stabili e stagionali, sono già 320mila, di cui 128 mila extracomunitari e stanno già cambiando le sorti dell’Italia. “Le imprese agricole e alimentari attive condotte nel nostro Paese da stranieri - commenta Scanavino, Presidente CIA - creano ricchezza, versando nelle casse dello Stato oneri fiscali (6 miliardi) e previdenziali (5 miliardi) per un totale che supera gli 11 miliardi di euro. Il loro apporto, in termini di specializzazione e innovazione, li rende ormai indispensabili, all’interno del tessuto imprenditoriale, per garantire la tenuta e la crescita produttiva del made in Italy agroalimentare tradizionale e di qualità in tutto il mondo”.


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